Come viaggiare su una nave cargo – intervista a Federico Lepri

coverFederico Lepri è un viaggiatore, blogger e scrittore. Nato in Toscana, nutre da sempre una grande passione per i viaggi fatti lentamente. Nel 2012 ha intrapreso il suo primo viaggio a bordo di una nave cargo partendo dal porto di Barcellona, in Spagna, per arrivare a Santos, in Brasile. La fase organizzativa non è stata semplice, per questo l’autore ha deciso di scrivere una guida che spieghi come affrontare un viaggio simile, come mettere da parte i soldi per partire, come preparare tutti i documenti necessari per salire a bordo, quali sono gli errori da non commettere prima, durante e dopo la partenza, quali sono gli oggetti indispensabili da mettere nello zaino, i consigli da seguire a bordo se sei vegetariano o se stai seguendo una dieta alimentare particolare e com’è la vita su una nave cargo attraverso le interviste a passeggeri e a membri dell’equipaggio.

La guida si intitola Come viaggiare su una nave cargo ed è possibile da oggi acquistarla su Amazon sia in formato digitale che cartaceo cliccando qui. Al momento è prevista per il lancio dell’opera una imperdibile promozione che vi permetterà di scaricare gratuitamente l’e-book per qualche giorno.


INTERVISTA A FEDERICO LEPRI

 

Cominciamo con una breve presentazione. Chi è Federico Lepri e quali sono i suoi interessi?

Sono un viaggiatore, blogger e scrittore. La mia passione sono i viaggi fatti lentamente, senza prendere aerei. Perché senza volare? Perché l’aereo è un ottimo mezzo per spostarsi, ma non per viaggiare. Viaggiare per me non significa solo visitare posti nuovi ma anche sperimentare una realtà che muta lentamente al mio passaggio, in tutte le sue sfumature: naturali, culturali e sociali. Viaggiare senza prendere aerei mi permette di connettermi con i luoghi, le persone e conoscerne la storia. Ho scoperto questa mia passione nel 2008, quando effettuai il Cammino di Santiago di Compostela e percorsi a piedi più di 800 chilometri. È stata l’esperienza che ha cambiato il mio modo di viaggiare e i ricordi di quei momenti sulla strada mi emozionano ancora. Tornato dal Cammino ho vissuto per un breve periodo in Marocco dove ho scoperto che nella diversità risiede la chiave della crescita personale e della tolleranza. Al rientro in Italia ho cominciato a pianificare il mio viaggio in Sud America a bordo di una nave cargo. Il viaggio si è realizzato nel 2013 quando sono partito dal porto di Barcellona, in Spagna, e sono arrivato a Santos, in Brasile, dopo 17 giorni di navigazione. Ho poi continuato la mia avventura a bordo di un motorino 50cc attraversando Argentina, Cile, Bolivia e Perù. Mi sono fermato definitivamente in Cile, dove ho conosciuto mia moglie e dove ho vissuto negli ultimi tre anni. A parte viaggiare sono appassionato di fotografia e di programmazione di videogiochi, un lavoro che al momento utilizzo per finanziare i miei viaggi.

Come viaggiare su una nave cargo è il titolo della sua ultima opera, in cosa consiste?

Il libro ti guida passo per passo nella pianificazione di un viaggio come passeggero su una nave cargo. Ti spiega come definire il tuo budget e recuperare i soldi per partire, quali sono le compagnie marittime che devi contattare, quali sono i documenti di cui hai bisogno e come ottenerli. Descrive inoltre com’è la vita a bordo di una nave mercantile, anche attraverso le interviste a persone che l’hanno vissuta.

Come è nata l’idea di questo libro e perché ha scelto di scrivere un manuale di self-help anziché un classico diario di viaggio?

Di diari di viaggio ce ne sono molti. Io volevo scrivere un libro che aiutasse le persone che vogliono fare questo tipo di viaggio a realizzarlo. Molte persone che hanno letto il mio blog mi hanno scritto per avere informazioni su come fare lo stesso viaggio in nave. Qualcuno mi chiedeva a chi si doveva rivolgere per comprare il biglietto, altri mi chiedevano quali erano i documenti necessari. Alcuni volevano avere informazioni sulla vita a bordo e il tipo di alloggi disponibili. Ho capito che c’erano molte persone interessate e così ho deciso di scrivere un libro che spiegasse nei dettagli come effettuare questo viaggio e che contenesse le risposte a tutte queste domande. E soprattutto che evitasse alle persone di commettere i miei stessi errori. La parte più difficile di un viaggio non è il viaggio stesso, ma la fase di preparazione vera e propria.

È davvero così difficile organizzare un viaggio a bordo di una nave cargo?

È difficile ma soprattutto è stressante. Non è come entrare in una agenzia di viaggi, vedere le offerte disponibili e sceglierne una. Gli agenti di viaggio non sono interessati perché non hanno alti margini di guadagno. Le compagnie marittime che mettono a disposizione le cabine sulle navi esitano a farsi pubblicità. Ci si deve rivolgere a degli agenti specializzati che forniscono questo tipo di servizio. Inoltre, devi essere tu stesso a occuparti di tutte le fasi della prenotazione: decidere la rotta, preparare i documenti per salire a bordo e molto altro ancora. Quasi tutte le compagnie marittime sono straniere e quindi avere una guida di riferimento che ti aiuti nel processo è essenziale.

Per quali motivi consiglierebbe un viaggio così avventuroso rispetto a una normale traversata a bordo di una nave da crociera?

Una persona decide di andare in crociera per rilassarsi. Non vuole avere imprevisti o sorprese che possano rovinarle la vacanza. Le navi da crociera adempiono perfettamente a questo scopo: sono degli hotel galleggianti. A bordo ci sono gli stessi divertimenti che si possono trovare in un albergo di alto livello: piscina, spettacoli, negozi. Su una nave da crociera il protagonista sei tu e tutto il personale è lì per servirti. Il mare rappresenta solo un contorno a tutto questo. Viaggiare su una nave cargo è diverso. Entri in punta di piedi in un mondo sconosciuto che ha le sue regole. Sei un ospite e devi adattarti. Sperimenti realmente cosa vuol dire viaggiare in mare. Il rapporto che si crea con le persone è genuino perché l’equipaggio non è lì per servirti ma per fare il proprio lavoro. Durante il viaggio possono capitare degli imprevisti e, a parte gli orari dei pasti, niente è pianificato. Un giorno il capo ingegnere può invitarti a visitare la sala macchina della nave. Un altro giorno il capitano ti avvisa che la nave farà una sosta intermedia aggiuntiva e che hai la possibilità di scendere a visitare la città per qualche ora. Puoi assistere alle manovre di sgancio dell’ancora durante l’attesa fuori da un porto. C’è sempre qualcosa di nuovo e inaspettato.

Ci racconta un episodio (edito o inedito) accadutole sulla nave cargo che le ha fatto capire di aver scelto il metodo migliore per viaggiare.

Ce ne sarebbero tanti da raccontare. Il primo che mi viene in mente è qualcosa che non ho ancora raccontato e di cui parlerò nel prossimo libro. Una delle ultime sere prima del mio sbarco il capitano mi invitò a bere qualcosa con gli altri ufficiali della nave. In tutto eravamo sette persone. Due tedeschi, un polacco, due russi, un italiano e un austriaco. Sembra l’inizio di una barzelletta, ma in realtà è stata una delle serate più piacevoli che abbia mai avuto durante un viaggio. Quella sera il capitano mi ha raccontato di quanto è dura la vita in mare e di quanto sia complicato stare per molto tempo lontano dalla famiglia e dagli amici. Mentre parlava, il secondo ufficiale intonava con la sua chitarra alcune note di Knocking on heavens door. In poco tempo ci siamo ritrovati a cantare canzoni dei rispettivi Paesi di provenienza. Ho avuto la sensazione di essere parte dell’equipaggio e per me è stato un onore che queste persone mi abbiano permesso di entrare nel loro mondo, anche se solo per una sera. Questo è proprio quello che cerco in un viaggio: connettermi con le persone. Capire chi sono e la loro cultura. Alla fine quello che ci separa gli uni dagli altri non sono le diversità di lingua o cultura, ma il velo di indifferenza che ci creiamo attorno a noi giorno per giorno. Siamo troppo indaffarati e presi dalla routine quotidiana per accorgerci veramente delle altre persone.

Oltre a essere un viaggiatore esperto lei è anche un blogger (http://www.federicolepri.it/). Quanto è importante per lei condividere una sua esperienza di viaggio con la scrittura?

Per me è molto importante condividere le mie esperienze di viaggio e la scrittura è uno degli strumenti che preferisco. Da bambino sono cresciuto guardando Jonathan Dimensione Avventura, mentre da ragazzo rimanevo incollato alla televisione a guardare le puntate di Turisti per caso. Oggi divoro qualunque libro di viaggio che mi capiti fra le mani. Attraverso le esperienze di altre persone ho scoperto la mia passione per i viaggi e come realizzarla. Con i libri e il blog spero di risvegliare questa stessa passione nei miei lettori.

Nel suo libro consiglia a tutti quelli che desiderano viaggiare su una nave cargo di portarsi dietro quel romanzo che non hanno mai avuto tempo di leggere. Che rapporto ha con la lettura e quali sono i suoi autori di riferimento?

Da bambino odiavo leggere. Credo che sia una cosa abbastanza comune. A scuola ti obbligano a leggere grandi classici come I promessi sposi o I Malavoglia e così ti fai l’idea che leggere sia noioso. L’unico libro che mi piacque fu Il barone rampante di Italo Calvino. La svolta avvenne a quattordici anni quando, incuriosito dalla copertina, convinsi i miei genitori (era un libro, quindi fu abbastanza facile) a comprarmi La compagnia dei celestini, di Stefano Benni. Il libro mi catapultò in un mondo magico che cambiò completamente il mio approccio alla lettura. All’improvviso i libri non erano tutti così noiosi come pensavo e leggere diventò per me una cosa normale. Pochi anni dopo durante le vacanze estive lessi in un giorno I Robot e l’Impero di Isaac Asimov. I miei generi preferiti sono la narrativa di viaggio, la fantascienza e il fantasy. Per la prima, gli autori di riferimento sono Bruce Chatwin, Jack Kerouac, Ted Simons e Ambrogio Fogar. Per la fantascienza, Isaac Asimov e Harry Turtledove. Del fantasy adoro Le cronache di Dragonlance di Margaret Weis e Tracy Hickman, la saga Discworld di Terry Pratchett e ovviamente la trilogia de Il Signore degli Anelli di Tolkien.

Molti sostengono che un libro sia un ottimo modo per viaggiare quando mancano le risorse economiche per farlo. Lei che è sia un viaggiatore che uno scrittore cosa ne pensa? Si può sostituire l’esperienza di un viaggio reale con la lettura di un libro?

Credo che l’esperienza di un viaggio possa essere sostituita con la lettura di un libro solo parzialmente. Viaggiare è un’esperienza che tocca tutti i sensi ed è qualcosa che deve essere provato sulla propria pelle. Le risorse economiche possono essere trovate. Questo è uno dei motivi per cui ho deciso di integrare le mie esperienze di viaggio con un libro di auto-aiuto (self-help). Con una buona pianificazione e con disciplina si riesce a ottenere qualunque risultato, compreso viaggiare.

Sta programmando altri viaggi in questo periodo o si sta dedicando alla scrittura di una nuova opera?

Quest’anno è un periodo di transizione per me e la mia famiglia. Ci siamo trasferiti a Londra da qualche mese dopo aver vissuto quasi tre anni in Cile. Al momento sto terminando la scrittura di un nuovo libro che racconterà del mio viaggio in Sud America. Sto inoltre creando una casa editrice specializzata in letteratura di viaggi fatti lentamente (senza prendere aerei). Lo scopo è quello di aiutare gli scrittori interessati in questo tipo di esperienze a farsi conoscere e seguirli in tutto il processo di realizzazione del libro, dalla scrittura fino alla pubblicazione e al marketing. Oggi è facile pubblicare un libro, ma è complicato farsi notare in mezzo a tutte le offerte presenti. Riguardo ai viaggi, ho un progetto a cui tengo molto ma che comunque non credo si possa concretizzare prima del prossimo anno. È un viaggio che richiede una preparazione minuziosa. È ancora presto per i dettagli ma ne riparleremo sicuramente in una prossima occasione.