Delitto nel Canavese – Intervista a Graziella Costanzo

Graziella Costanzo è nata a Parma negli anni Cinquanta, dove ha frequentato il liceo classico. Trasferitasi a Torino, dove ora vive con il marito, si è laureata con una tesi in Letteratura greca. Ha lavorato per cinque anni nelle redazioni di due importanti case editrici torinesi che pubblicano dizionari ed enciclopedie. Ha poi insegnato lettere nella scuola media fino al 2010. La sua prima pubblicazione, Tutti in classe! Esperienze, memorie e riflessioni di un’insegnante di scuola media, è un romanzo umoristico ispirato alla sua esperienza. Per Neos edizioni ha pubblicato l’opera autobiografica, La gatta bianca e altre divagazioni, 2012, Sorelle e buona cucina. Quattro donne due città tante ricette, 2014, arguto romanzo fondato sulla scoperta di un mistero familiare fra amore e gastronomia, e Un tocco di rosa a Torino, una raccolta di racconti al femminile ambientati nei diversi quartieri della città. Suoi racconti sono compresi nelle antologie Natale a Torino, edizioni 2014, 2015 e 2016.

Delitto nel Canavese: a Rossignè, un pomeriggio di un settembre piovoso, viene strangolata nella villa di famiglia la contessa Maria Teresa Gastaldi, una donna di bell’aspetto e dal passato drammatico. Nella ricerca dell’assassino si impegna il commissario Vinciguerra, di origine siciliana, dal carattere spigoloso ma umano, che incontra molte difficoltà nello sciogliere l’intricata trama della vicenda. A complicare le cose si aggiunge Sara Audisio che, giunta in paese per un breve soggiorno di piacere, si improvvisa detective e avvia delle indagini parallele. L’atteggiamento spesso reticente, se non falso, dei personaggi coinvolti in vario modo nella storia rende tutti dei potenziali assassini: il marito della contessa, l’ex domestica, lo psichiatra della Gastaldi, la zia bigotta e poco amata dalla vittima, così come lo zio Prette, personaggio ambiguo e calcolatore e tanti altri ancora. Fanno da cornice alla storia principale le vicende di una gatta che, nel giorno dell’assassinio della padrona, scompare dalla villa. Un giallo dai risvolti imprevedibili, narrato con uno stile brillante, ambientato in un paese immaginario ma realistico del Piemonte, nato dall’acuta fantasia dell’autrice.

 Delitto nel Canavese è acquistabile sul sito di Neos Edizioni e su Amazon.

 

INTERVISTA A GRAZIELLA COSTANZO

Come è nata l’idea di questo libro?

Dal “Corriere della Sera” che, nel supplemento domenicale “La Lettura”, invitava i lettori a creare un incipit per un racconto. Io ho pensato a una gatta che rimane chiusa fuori da una villa, senza capire il perché. Di lì è nato a poco a poco il romanzo.

Che tipo di personaggio è Sara, la sua protagonista?

Sara è curiosa, ma in senso buono. Osserva con attenzione quanto la circonda ed è pronta a intervenire in aiuto degli altri. Ha un forte senso della giustizia.

L’indagine ufficiale è però condotta dal commissario Vinciguerra. Che tipo di detective è questo suo personaggio?

Può a tratti apparire rozzo, ma cerca di condurre le indagini con grande scrupolo, cercando di non farsi coinvolgere troppo. Non sempre ci riesce.

Quanto c’è dell’autrice in un personaggio come quello di Sara, bizzarra detective che, con la sua curiosità, sagacia e, talvolta, impertinenza, risolve casi anche difficili?

Anch’io come Sara sono curiosa e molto determinata a risolvere qualunque problema mi si presenti. Spero che gli altri lo capiscano.

Perché ha scelto di ambientare la trama nel Canavese e in particolare a Rossignè, una città inventata ma perfettamente verosimile?

Adoro il Canavese, dove ho insegnato per ventidue anni. Mi piacciono le dimore nobiliari, i centri storici ricchi di immagini del passato, e non mi dispiace lo scorrere lento del tempo accompagnato dal chiacchiericcio degli abitanti.

Il romanzo ha profonde radici nella tradizione giallistica. Ha degli autori di riferimento che l’hanno influenzata durante la scrittura o che comunque hanno stimolato in lei la voglia di scrivere?

Sono una super giallofila. Gli autori che mi hanno guidata nello scrivere il romanzo sono soprattutto anglosassoni, come Agatha Christie e Ruth Rendell. Non dimentico però Simenon e l’italiano Renato Olivieri, autore di romanzi ambientati in una Milano popolata da personaggi ambigui.

Leonardo Sciascia sosteneva che la gabbia più vera per uno scrittore è il romanzo giallo. “Il giallo è la forma letteraria più onesta, perché non si può barare con il lettore”. Ha avuto difficoltà nell’architettare una trama così complessa e precisa come quella pensata per Delitto nel Canavese? Adotta delle tecniche precise prima di iniziare a scrivere un romanzo di questo genere?

Non ho seguito una particolare tecnica, ma le letture di varie opere mi sono state utili per mettere in piedi una storia che, via via che scrivevo, si complicava sempre più. Dopo due anni sono arrivata a modificarla, introducendo il personaggio di Sara e una buona dose di umorismo.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

La considero un’autentica passione.

Quando si è accorta per la prima volta che amava la scrittura?

Da bambina. Mio padre mi passava vecchi registri dalla carta ingiallita che io riempivo di storie che, poi, raccontavo alla mamma mentre cucinava. Penso che la povera donna non ne potesse più.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Molto tempo, da quando ho smesso di lavorare. Ho la casa stracolma di libri. Leggo di tutto: gialli, romanzi al femminile come quelli di Catherine Dunne, romanzi storici, biografie…

Lei è stata un’insegnante per molti anni, questa esperienza è stata importante per la sua scrittura, per la sua formazione?

Sì e no. Vorrei che chi leggesse i miei libri dimenticasse la mia professione precedente. Temo pensi invece che un’ex insegnante può scrivere solo roba barbosa e di carattere educativo. Avevo una scarsa vocazione per l’insegnamento, anche se qualcuno dice che non ero tanto male.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Sto pensando a dei racconti “cattivi” ambientati a Torino e dintorni… Ogni tanto scrivo un romanzo che ha sullo sfondo il Palio d’Asti… Vedremo.