Exuvia – Intervista a Monica Brogi

Monica Brogi vive insieme a suo figlio Tobia, sedicenne, nella provincia di Firenze, dove lavora in ambito sanitario come psicoterapeuta e psicodrammatista. Inoltre, è impegnata da molti anni in ambito socio-culturale, formativo ed educativo con “L’arte Poetica delle Relazioni Umane”, un modo di fare Poiesis e costruire dal Nulla attraverso le arti del con-Tatto, della danza, del teatro, della scrittura e della poesia. www.psicoterapiamonicabrogi.it – 377 4717840 www.ilgiardinodellanima.it – 349 6422211

Exuvia: il 2 marzo del 1993 a ventidue anni, a causa di un grave incidente, Charlotte finisce in coma. Quando riapre gli occhi si ritrova in uno strano luogo onirico, ad Ajalgea, l’isola dell’Impazienza. Scopre di non avere più un corpo, anche se lo avverte ancora, e crede di essere da sola fino a quando vede un uomo chino, intento a fare un piccolo monte di foglie secche e legnetti. Si tratta di Luca. Sarà lui la sua guida e il suo punto di riferimento, la persona che la aiuterà, con garbo, pazienza e impegno a riconoscersi, a raccontarsi e a ricomporre i frammenti sgangherati del suo corpo che, a poco a poco, tornerà ad avere. Quello di Charlotte è un lungo percorso di crescita e di rinascita per riscoprire se stessa, un cammino all’interno degli abissi della mente, tra spiritualità e fisicità, tra sogno e vita reale, un viaggio inedito ai confini del reale per recuperare ciò che è andato perso o che forse era solo da ritrovare.

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INTERVISTA A MONICA BROGI

Exuvia è il tuo secondo romanzo, parlaci brevemente di questo tuo progetto.

Exuvia è un romanzo sentimentale, onirico, psicologico ed erotico. È un romanzo trasfigurativo e alchemico, se per alchimia intendiamo l’arte di tramutare un quid spregevole e miserabile in qualcosa di insigne, degno e pieno di grazia. Nel libro racconto la metafora del percorso psicoterapeutico rappresentata dall’incontro tra Luca e Charlotte. Una relazione dove mettersi in gioco, l’uno e l’altro; dove imparare a vedere il trauma come un perforamento, un foro da cui poter rinascere. Exuvia… una storia dove l’eroe e l’antieroe sono congiunti e insieme danno vita al senso di integrità nelle situazioni di trauma e di frammentazione. La mission di Exuvia è un allenamento all’ascolto delle storie di vita in un moto continuo tra ieri, oggi e domani; in un tempo senza epoca e nel tempo dell’epoché, della sospensione del giudizio.

Chi sono i protagonisti del tuo romanzo?

La protagonista principale del romanzo è la vita, in tutte le sue sfaccettature. I protagonisti ausiliari sono Charlotte e Luca. L’incontro genuino con Luca permette alla protagonista Charlotte di ricontattare il proprio corpo e di riconoscere che esso è il contenitore predisposto a essere abitato, è un mezzo di trasporto pubblico dell’anima ed è un canale per lasciare un’eredità. Con Exuvia ci immergiamo negli abissi della vita per venire a galla, alzarsi verso il chiarore e inzupparsi di nuovo per ricominciare.

Che significato ha il titolo dell’opera?

Exuvia è un termine usato in biologia per descrivere i resti dell’esoscheletro della cicala (l’involucro che vediamo attaccato ai tronchi degli alberi) e di altri animali dopo la muta. La cicala dopo aver fatto l’amore depone le uova sui ramoscelli degli alberi. Quando le larve nascono si rifugiano sottoterra e stanno lì per vari anni, alcune rimangono nel sottosuolo anche per diciassette anni, dopodiché escono e cercano un albero dove fare la muta, lasciando l’involucro ninfale per spiccare il primo volo. Exuvia si muove sulla metafora della cicala… in vari sensi. Anche con un’accezione Toscana, in cui la parola cicala indica l’organo genitale femminile.

Quali fatti hanno ispirato la trama del tuo romanzo?

La spinta interiore che ha ispirato la trama di Exuvia è senz’altro la mia esperienza di terapeuta, di paziente e di persona vivente. L’ambientazione in cui si sviluppa Exuvia si ispira a un luogo veramente esistito: Riva Verde, un selvaggio villaggio che ho potuto godere fino ai miei ventidue anni e che ci è stato espropriato da parte di una amministrazione, comprensibilmente, fedele alle leggi ambientali. Quelle leggi che talvolta dimenticano che la salvaguardia dell’ambiente non è scissa dalla tutela emotiva e relazionale degli individui che lo abitano.

Quanto conta la tua professione lavorativa per la costruzione dei tuoi romanzi?

Conta molto… la mia professione è la mia vita e la mia vita è la mia professione. Credo che la vita sia la professione primaria della nostra esistenza. Pro-fessare… farmi vedere pubblicamente, mettermi in gioco in un movimento continuo tra conoscenza e coscienza. Pro-fessare e mettermi un gioco in un movimento continuo tra pazienza e impazienza. “La pazienza e l’impazienza stanno insieme; sono complementari come il buio e la luce e si imparano. La pazienza non è sottomissione, rinuncia, debolezza; non significa arrendersi o desistere, ma stare in contatto con il nostro volere, potere e la forza di cambiare. La pazienza da sola non ha in sé il seme della spinta e della ribellione. Perciò in aiuto accorre l’impazienza, che non è voglia improvvisa di ripicca e ghiribizzo, ma sano bisogno di integrazione del tutto che permette il risveglio. La pazienza ci fa alacremente sperare. L’impazienza ci fa operosamente agire.”

Cosa ti farebbe piacere che apprezzassero di Exuvia i lettori?

Mi farebbe molto piacere che venisse apprezzata la forza della semplicità, la grinta della complessità, la potenza dell’esperienza della memoria e dell’incontro. Gradirei fosse colta la forza della vita, l’accettazione delle cose che non si possono cambiare e il coraggio di cambiare le cose possibili da mutare. Mi piacerebbe fosse colta l’importanza dell’ascolto e del riconoscimento di sé e dell’altro comprendendo che: “Quando le storie di vita vengono ascoltate e si decide di saperle ci cambiano, ci trasformano e ci impegnano: legandoci e collegandoci.”

Cosa significa per te scrivere, raccontare?

Scrivere e raccontare è per me ricomporre frammenti. La scrittura è un gioco in cui accogliere tutto quello che c’è e ricomporlo. Non scrivo con una idea predefinita… scrivo e basta. La scrittura, come una sacerdotessa, mi guida nella direzione che lei sa… e io mi fido. Parto con niente di predeterminato, nessuna struttura. Scrivo per vivere la sorpresa di quello che verrà. Scrivo per scoprire in ogni momento la verginità e la sua penetrazione, in un percorso naturale che crea la storia. Scrivo per vivere una esperienza.

Quando ti sei accorta per la prima volta che amavi la scrittura?

Ero una ragazzina e la scrittura mi faceva compagnia nei momenti di solitudine. È stata la mia compagna. Non l’ho mai abbandonata… e lei non ha mai abbandonato me. Una compagna fedele che ha reso e rende visibile la mia invisibilità.

Quanto tempo dedichi alla lettura e quali sono i tuoi scrittori di riferimento?

Leggo ogni cosa mi capiti sotto tiro! Ma i momenti di maggior pathos che vivo nella lettura sono quelli dedicati ai saggi. È buffo… non amo molto i romanzi! Infatti non so dire un autore di romanzi che amo… non ce l’ho! Tranne un autore che mi ha fatto commuovere tantissimo… Jorge Amado con la sua bellissima Gabriella, dal colore della cannella e profumata di garofano. Amo invece leggere e studiare biografie di filosofi, psicoterapeuti, poeti, cantanti, pittori, scienziati, artisti, inventori di qualsiasi genere. E adoro leggere le biografie e i saggi di quelli che considero i miei padri spirituali: C.G. Jung, J. Hillman, Carl Rogers, J.L. Moreno. Talvolta, per stare in compagnia apro i loro libri, ne leggo un pezzettino e mi sento meno sola. Uomini e professionisti che si sono costruiti con tanto sacrificio e che sono emersi perché hanno avuto il coraggio di credere in se stessi e nelle loro idee.

Ci sono altri lavori nel cassetto?

Sì. Al momento sto risistemando il mio primo libro Mio nonno rincorre la dentiera andando in bicicletta. L’ho pubblicato in fretta e furia dopo un furto delle idee che ho subito (da qualcuno al quale di sicuro non stavo molto simpatica). Nel 2014 mi hanno, infatti, rubato il computer con tutti i miei libri scritti e… non contenti si sono impossessati anche di tutte le varie memorie esterne, dove i testi erano stati salvati (per fortuna sono riuscita a raccattare pezzettini sparsi in altre usb che avevo con me). In preda della rabbia e al disgusto pubblicai Mio nonno rincorre la dentiera andando in bicicletta… ma nella velocità della mia azione non ho potuto dedicare a esso tutta la cura e attenzione che ho dedicato a Exuvia. Per questo lo sto ampliando, rivisitando e curando e spero presto di poterlo pubblicare denso di tutto quello che gli serve. Inoltre, sto lavorando sodo (non so ancora quanto tempo servirà) al libro dal titolo Arte poetica delle relazioni umane, un modo di essere presente e di realizzare trasformazione e alchimia negli incontri umani. Dove l’arte è intesa non come riproduzione di qualcosa o calco di qualcuno, ma come partecipazione dell’uomo artigiano che crea la sua realtà, si mischia con quella altrui, narra gli impeti delle proprie vicende e ascolta gli estri delle avventure degli altri esperti lavoratori. È un saggio poetico. Il mio sogno! A partire dal libro Exuvia, ripercorrerò tutti i momenti del romanzo per estrapolare da esso concetti teorici dell’incontro terapeutico con se stessi e con l’altro. Una teoria della terapia. Un saggio poetico utile a chi già sa e a chi ancora non conosce, che si muoverà con arte allo studio del trauma, delle ferite e delle cicatrizzazioni. Un saggio poetico dell’incontro tra trauma e thauma. Il trauma ha bisogno del thauma per innescare il processo di cicatrizzazione delle ferite e ricomporre gli squarci.

Vuoi saperne di più su Exuvia? Guarda i tre book trailer del romanzo: