Fa parte del gioco – intervista a Claudia De Santis

de_santisClaudia De Santis nasce nel 1996 a Catanzaro, città dove attualmente vive e frequenta il secondo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia. Nel 2014 Calabria Letteraria Editrice (Gruppo Rubettino) pubblica il suo romanzo d’esordio Fa parte del gioco. Storia di disagi giovanili di cui l’autrice ci parlerà in questa intervista. L’opera ha ottenuto fin da subito un grande successo di critica, il romanzo infatti ha partecipato al prestigioso concorso nazionale “Casa Sanremo Writers” arrivando tra i finalisti.

L’autrice, inoltre, intervenuta alla Fiera di Roma per la presentazione del libro, è stata invitata a trattare e spiegare alcuni temi delicati in occasione di dibattiti su tematiche come Bellezza e adolescenza e Adolescenza e alimentazione, durante i quali erano presenti anche personaggi dello spettacolo e medici specializzati.

Fa parte del gioco. Storia di disagi giovanili: la giovanissima protagonista del romanzo, Clara, si trova suo malgrado a dover affrontare situazioni dure e difficili. La fine di un amore la porta a vivere dei disagi psico-fisici che sfociano in disturbi alimentari. Lei non si vergogna delle proprie fragilità, al contrario ha la volontà di superare questi problemi e trova la forza di chiedere aiuto. È anche grazie alla vicinanza dei famigliari e degli amici più stretti che Clara riesce a riprendere in mano le redini della sua vita e a voltare pagina con un nuovo, travolgente amore. 

Fa parte del gioco. Storia di disagi giovanili è disponibile sul sito di Calabria Letteraria Editrice.


INTERVISTA A CLAUDIA DE SANTIS

 Ci parli di lei…

Mi chiamo Claudia De Santis, ho diciannove anni e frequento il secondo anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Magna Graecia di Catanzaro, città in cui sono nata e nella quale tutt’oggi vivo. Da bambina svolgevo numerose attività extrascolastiche e avevo molti interessi tra cui la danza classica e moderna, il canto, il teatro e lo studio del pianoforte, passioni che ho coltivato fino a quando gli impegni scolastici e soprattutto universitari hanno preso il sopravvento lasciando soltanto piccoli spazi da dedicare alla musica, all’attività fisica, agli amici, nonché all’Associazione “Leo Catanzaro Host”, di cui faccio parte attivamente, ma soprattutto alla lettura e alla scrittura, che è la mia più grande passione e che alimento in ogni ritaglio di tempo libero.

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea del libro non è nata come tale. Amando molto scrivere cominciai ad annotare sul computer, sul telefonino e su cartaceo tutto ciò che mi veniva in mente considerando il particolare periodo adolescenziale che stavo attraversando e soprattutto le esperienze negative che stavo vivendo in quel preciso momento; diciamo quindi che è nato anche come scrittura-terapia.

Perché ha scelto di affrontare alla sua età il disagio giovanile dell’anoressia?

Questa tematica è stata una scelta che la vita, in un certo qual modo, mi ha “imposto”. Durante il percorso della mia giovane età, mi sono spesso imbattuta in problematiche di cui parla il libro, sia per esperienze personali sia per aver condiviso con alcune mie coetanee le stesse tematiche, tanto da non poter fare a meno di provare a lanciare un messaggio a tutte quelle persone che, come me, sono alla ricerca di una vera identità e hanno sempre bisogno di una parola di conforto, soprattutto quando giunge da una coetanea che vive le stesse esperienze di vita.

Che tipo di ragazza è Clara?

Clara è una ragazza semplice ma nello stesso tempo complicata, debole per alcuni versi ma molto forte per altri, ama e odia la vita nello stesso tempo. È molto sensibile e riflessiva e non si accontenta delle superficialità, ma vuole sempre andare in profondità nel trattare le cose. È un alternarsi di contrasti che danno moto alle pagine del libro. Clara è una ragazza buona e sincera che non accetta le ipocrisie della vita ma che soprattutto lotta con tutte le sue forze, nonostante la sua debolezza legata al problema che la affligge.

Quanto c’è dell’autrice in un personaggio come quello di Clara?

Tantissimo. La storia di Clara è in parte sovrapponibile alla mia e a quelle di altre persone le cui strade si sono incrociate durante il percorso. Credo di avere in comune con Clara principalmente le prime tre lettere del nome (Clara-Claudia), che possono benissimo essere identificate in coraggio – libertà – amore.

Quale messaggio ha voluto trasmettere con questo romanzo?

Prima di tutto che bisogna accettarsi per come si è senza avere la convinzione che tutti gli altri siano migliori e più belli, avere abbastanza autostima, ma soprattutto non abbattersi di fronte alle problematiche adolescenziali, chiaramente catastrofiche per chi le vive, perché a tutto c’è un rimedio e una soluzione. Ma la cosa fondamentale per me è parlare con la famiglia in quanto fulcro sicuro e solido per poterci sostenere in qualsiasi vacillo, evitando così di confrontarsi con persone sbagliate che potrebbero peggiorare la situazione.

Ha pensato a un interlocutore in particolare o a un target di lettori specifici mentre scriveva?

No. Il mio libro può essere letto da tutti a partire dall’età preadolescenziale, dagli adolescenti, dai giovani, ma soprattutto dai genitori che spesso si trovano ad affrontare con i propri figli situazioni simili senza sapersi ben destreggiare. A questo proposito vorrei dire che alcuni professori di scuole medie lo hanno adottato come libro da far leggere in classe, anche su consiglio di una prof.ssa universitaria di Pedagogia.

Quando si è accorta per la prima volta che amava la scrittura e che era lo strumento giusto per poter parlare di questo tema?

L’amore per la scrittura si è manifestato abbastanza precocemente, già dalle scuole elementari e medie ho iniziato a scrivere poesie. Ricordo a questo proposito che all’età di sette anni, quando il nonno di cui parlo nel libro si ammalò, capii che la scrittura per me era la voce dei sentimenti e degli stati d’animo. Ho riconosciuto nella scrittura l’efficacia terapeutica per i dolori che spesso ci pervadono. Come ho scritto nel libro, la scrittura per me ha un effetto “catartico” come il teatro per gli antichi Greci.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Dedico molto del mio tempo libero alla lettura, non ho specifici scrittori di riferimento, mi piace molto spaziare tra i vari generi letterari.

Il suo libro è stato scelto tra i diciannove finalisti di Casa Sanremo Writers, una grande soddisfazione a livello nazionale. Come si è arrivati a questo risultato?

È stata una bellissima esperienza ricca di emozione e soddisfazione. Ho partecipato al concorso inviando la copia del libro ed è stato scelto tra i finalisti. Durante la serata conclusiva del Festival di Sanremo sono stata ospite al Palafiori di Sanremo dove sono stata sottoposta a una intervista e ho ricevuto un premio.

Quanto è importante secondo lei confrontarsi con qualcuno durante la stesura del manoscritto, le revisioni, le correzioni o l’editing?

Confrontarsi con qualcuno durante la stesura del manoscritto per le revisioni, correzioni ed eventuale editing è molto importante anche perché, come nel mio caso, essendo così giovane e non avendo esperienza nel mondo dell’editoria, si ha necessariamente bisogno di una guida esperta.

Le soddisfazione e lo splendido risultato di questo sua prima opera la invogliano a scrivere qualcos’altro?

Al di là delle soddisfazioni e dei risultati ottenuti, credo di non smettere mai di scrivere in quanto ormai la scrittura è parte integrante della mia vita e non potrei più farne a meno.