Il maggiordomo napoletano – intervista a Fabio Lanza

copFabio Lanza nasce a Varese il 17 ottobre del 1963 da una famiglia di operai. Conduce gli studi nel capoluogo di nascita sino al conseguimento del diploma tecnico e all’attuale impiego come docente in una scuola professionale di Como. Alla scomparsa del padre, a causa di un drammatico incidente, l’autore cade in una complessa crisi interiore, che lo porta a una profonda introspezione sfociata poi nella voglia di esprimere il proprio status attraverso la poesia e alla creazione artistica. Il maggiordomo napoletano è un progetto letterario nato proprio in questo periodo, che trae ispirazione anche dai molteplici viaggi per il mondo che l’autore ha avuto la fortuna di compiere. Rappresenta la voglia di riscatto sociale di un ragazzo coraggioso, Angelo, figlio di una generazione sacrificata alla povertà e, in seguito, anche a un’assurda e drammatica guerra che costerà molto cara all’Italia. Il protagonista è costretto a emigrare a Londra per garantire un futuro economico alla sua famiglia, ma nel corso del suo lungo viaggio dovrà affrontare numerosi imprevisti e difficoltà, che non gli faranno mai perdere la sua voglia di riscatto e di raggiungere il suo sogno.


INTERVISTA A FABIO LANZA

 

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura e che era il momento di provare a occuparsi di un romanzo?

Dopo la tragica scomparsa di mio padre, nel 2001, sentii il bisogno di manifestare il mio dolore dipingendo, creando alcune opere artistiche per la mia casa e componendo alcune poesie che naturalmente scrivevo in momenti particolari, come per esempio dopo un risveglio. Durante una pausa lavorativa, per via di un infortunio, mi venne il desiderio di scrivere un manoscritto e di dedicarlo alla mia piccola Aurora. Volevo che, attraverso la lettura, capisse un po’ l’interiorità del proprio padre. Penso che la scrittura possa esprimere molto a riguardo.

 Da dove è nata l’idea per il suo romanzo, Il maggiordomo napoletano?

L’idea mi è giunta pensando a un ragazzo che ha dei sogni e che grazie alla volontà e alla costanza riesce anche a tramutarli in realtà. Angelo, il protagonista, vuole essere un chiaro esempio e un modello positivo per coloro che non si sono ancora posti degli obiettivi di crescita nella vita.

Nel suo romanzo racconta la vita di Angelo, ci parli del suo protagonista.

Angelo è una persona che, sin da fanciullo, è stato reso forte dalla vita, anche per le responsabilità che gli ha posto davanti. Questo sicuramente lo ha aiutato ad avere uno scopo. Inoltre, l’interiorità del protagonista è basata su un’educazione religiosa, che gli dà la forza di affrontare tutte le difficoltà sino al compimento di un gesto decisivo.

Angelo cresce in una Napoli povera, ma secondo dei principi morali precisi che lo portano a non rubare per vivere e questi suoi principi se li porterà dietro anche in età adulta, quando la vita lo metterà di fronte a esperienze dure. Quanto è importante per lei trasmettere questo sentimento di lealtà, di amicizia e di rispetto?

Direi fondamentale. Al di là del racconto, sono questi i sentimenti che l’autore, per mezzo di Angelo, vuole trasmettere al lettore.

Il suo protagonista decide di lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero, e affronta così i problemi legati all’emigrazione italiana. Anche oggi molti giovani lasciano l’Italia per cercare un’occupazione all’estero, ma con situazioni economiche e sociali diversissime da quelle che incontrò il suo protagonista. È ancora utile confrontarsi con il passato per capire il presente o le motivazioni sono troppo distanti?

La storia ci insegna a capire il presente. Le motivazioni di allora possono tranquillamente essere raffrontate a quelle di oggi. Il movimento sinusoidale della storia si ripete, purtroppo. Solo una grande coscienza umana potrà, a mio avviso, interrompere tale moto.

Perché ha scelto la città di Napoli per raccontare questa storia?

Perché per me questa città, malgrado i propri e grossi problemi di sempre, è un emblema di umanità, forza, fantasia, arte e cultura.

Quale messaggio ha voluto trasmettere con questo romanzo e ha pensato a un interlocutore in particolare mentre scriveva?

Con molta modestia, mi farebbe piacere sapere un giorno che i migliori interlocutori siano stati i lettori con la propria interiorità.

Occupiamoci ora delle parti più tecniche della scrittura di un libro. Quanto tempo ha dedicato alla prima stesura del manoscritto? Quanto sono state importanti le revisioni, le correzioni, i tagli e l’editing?

Il mio libro è stato scritto in un luogo tranquillo, su di una panchina vicino al lago Ceresio. La vista dell’acqua, elemento in natura molto forte, e del paese in cui sono nato, Brusimpiano, mi ha ispirato molto nello stendere la bozza, che ho scritto in circa tre mesi. Poi ho riportato il manoscritto su computer e ho eseguito una prima revisione. In realtà il mio progetto letterario nasce come copione e trama cinematografica. Poi grazie al dott. D’Accurso e alle sue importanti osservazioni, circa la stesura del manoscritto, sono giunto a quello che è il risultato finale.

Correggere, revisionare un manoscritto, occuparsi dell’editing è per lei un lavoro divertente quanto scrivere? E quando ci si accorge che l’opera è conclusa e che non occorre più modificarla?

Correggere la bozza è un lavoro di concentrazione. Ci si accorge di aver concluso tale lavoro solo quando ti senti davvero soddisfatto nell’avere reso fruibile a tutti quanto avevi dentro.

Quali sono secondo lei, se esistono, gli ingredienti fondamentali per scrivere una buona storia?

Sentimento, interiorità, sincerità, voglia di comunicazione e passione.

Quanto tempo dedica alla lettura, e quali sono i suoi autori di riferimento?

Purtroppo durante l’anno non ho molto tempo. Uno dei miei autori preferiti è Pirandello. Trovo le sue novelle molto attuali, malgrado siano state scritte nel secolo scorso. Un altro autore a mio avviso valido e attuale è Giampaolo Pansa. Ve ne sono anche molti altri. Amo anche letture un po’ più esoteriche, ma non vorrei annoiare.

Il maggiordomo napoletano è stato pubblicato con Amazon in e-book, ed è disponibile su IBS, Bookrepublic, InMondadori e altri store on line. Come giudica la sua esperienza iniziale con il self-publishing, lo consiglierebbe ad altri autori emergenti?

Sicuramente sì. La lettura in e-book rappresenta un po’ il futuro, anche se cercherò questo inverno di proporre il mio manoscritto su formato cartaceo. So che molti lettori lo preferiscono rispetto a quello elettronico.

Quanto è importante oggi ricevere o farsi una buona promozione e quali strumenti consiglierebbe agli autori emergenti?

La promozione è molto importante. Ritengo che una buona parte di pubblicità la faccia il “passa parola”, soprattutto quando il lettore è stato appagato da quanto letto. Il maggiordomo napoletano è un romanzo che si presta bene alla lettura perché non annoia e lascia spunto, soprattutto nella seconda parte, a riflessioni più profonde. Vi è inoltre una parte di storia recente che si ingloba piuttosto bene con il romanzo.

Attualmente ha altri manoscritti nel cassetto o progetti per nuovi romanzi?

Al momento no, però vorrei pubblicare a breve alcune mie poesie. Spero di poterlo fare al più presto. La ringrazio e ringrazio tutti voi se mi onorerete della vostra attenzione e della lettura del mio romanzo. Grazie. Fabio Lanza.

Il maggiordomo napoletano può essere acquistato in formato e-book sul sito di Amazon, IBS, Youcanprint e InMondadori.