Marta va in città – intervista a Marta Oldani

Marta va in città - intervista a Marta Oldani

TRAMA
Marta è cresciuta ad Albairate, un paesino di campagna in Lombardia, ma per lei è arrivato il momento trasferirsi a Milano, in città, per questioni di lavoro. Abituata a uno stile di vita semplice e distante dalla schizofrenia urbana, Marta si ritrova catapultata in un mondo frenetico e dai ritmi quotidiani alterati. Qui si destreggia tra vita condominiale, rocamboleschi viaggi in metropolitana, luoghi caratteristici ed eventi cittadini, zombie 2.0, oggetti volanti e rabdomanti di reti Wi-Fi.
In queste pagine si passeggia e si abita la città guardandola con gli occhi di Marta, indossando “lenti” velate da un pizzico di umorismo per cogliere il lato spiritoso e ironico delle circostanze in cui si imbatte.

L’AUTRICE
Marta Oldani è nata il 4 gennaio 1979 ed è cresciuta ad Albairate, dove ha ambientato il suo primo racconto, Gironzolando tra i ricordi di un paese di campagna. L’autrice si è poi trasferita in città, a Milano, ed è proprio questa l’ambientazione del suo secondo libro, Marta va in città, di cui ci parla in questa intervista. L’autrice è laureata in Lingue e Letterature Straniere, è giornalista e gestisce le media relations in una grande azienda.


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Intervista a Marta Oldani


A volte la realtà supera la fantasia, per cui le domandiamo: Marta è un personaggio che le somiglia o è lei in tutto e per tutto?

In questo caso realtà e immaginazione vanno di pari passo e sono indissolubili per cui, anche se ovviamente con qualche piccola pennellata di fantasia, sia nel primo libro che nel secondo sono io in tutto e per tutto. Chi ha letto le mie pagine ha detto di avermi ritrovata e riconosciuta al 100%, senza ombra di dubbio. Allo stesso modo il contesto in cui sono ambientati i miei racconti è assolutamente reale, anche se chi li ha letti mi ha detto che, per il modo in cui è descritto, c’è qualcosa che ricorda il mondo delle favole.

Come è nata l’idea di questo libro?

Marta va in città nasce come continuazione del mio primo libro. In Gironzolando tra i ricordi di un paese di campagna racconto come si viveva negli anni ’80 e ’90 in un piccolo paese: le feste, i negozi, il bar, le tradizioni che scandivano il ritmo, i giochi in cortile. In queste pagine ho cercato di riportare i lettori indietro nel tempo, quando tutto era più semplice e genuino, quando per incontrarsi con gli amici non si creavano gruppi su WhatsApp ma ci si ritrovava al bar e i pomeriggi non si passavano su Facebook, ma giocando nei cortili fino alla minaccia: “Adesso quel pallone ve lo buco”.
Poi Marta è cresciuta e, appunto, è andata a vivere in città, a Milano per la precisione. Nel “sequel” il contesto cittadino balza in primo piano. Marta – alle prese con episodi della vita condominiale, rocamboleschi viaggi in metropolitana, zombie 2.0 e rabdomanti di reti Wi-Fi – riflette in modo ironico sulla città e sui nuovi modi di vivere e di relazionarsi che si sono affermati in questi ultimi anni.

Perché è importante mettere in evidenza la distanza, non solo chilometrica, tra città e campagna o “provincia”?

Ho vissuto gran parte della mia vita in campagna e poi mi sono trasferita in città. Per cui, come dico nel prologo, mi sento una “Marta dimezzata”, divisa tra le mie radici e la nuova vita cittadina. Da sempre la vita di campagna e quella di città vengono messe a confronto sottolineando appunto la distanza tra i due mondi, ma poi non si arriva mai a una conclusione su quale sia la migliore. Nella celebre favola Il topo di campagna e il topo di città che mi raccontavano da piccola, il topo campagnolo torna a gambe levate alle origini, spaventato dai pericoli e dalle insidie della grande città. Per il momento, per quanto mi riguarda, mantiene il sopravvento la mia metà topo di città e continuo a vivere a Milano.

Marta usa l’ironia e la comicità per parlare di quello che la circonda, come mai ha deciso di affrontare questi aspetti della sua vita usando questa chiave di lettura?

Credo in generale che guardare le cose con ironia sia un buon modo per affrontare la vita e questo mio atteggiamento si riflette nel modo in cui scrivo. Non saprei vivere (e scrivere) senza ironia e, come sa chi mi conosce, anche autoironia.

Cosa le farebbe piacere che apprezzassero del suo lavoro i lettori?

Mi farebbe molto piacerebbe sapere che i lettori si divertono leggendo le mie pagine, apprezzandone la leggerezza. Sarei felice se i miei due libricini riuscissero a creare empatia con il lettore e a renderlo partecipe. Si tratta di racconti semplici e spero che questa semplicità riesca a comunicare meglio le sensazioni e le riflessioni che volevo trasmettere.

Vi è un messaggio di fondo dietro questo cambio di vita e di abitudini narrato con così tanta ironia?

Il cambiamento di vita e di abitudini è narrato in entrambi i miei libri e non solo in Marta va in città. Anche quando si parte da situazioni del presente c’è sempre un tuffo nel passato, quando le tecnologie non erano così pervasive, si guardava il mondo con occhi diversi, tutto sembrava più vero e limpido, i rapporti umani erano più stretti, il ritmo di vita era più lento. I miei racconti sono, o almeno spero lo siano, un’occasione per riflettere su questi temi e forse il messaggio di fondo è quello di cercare di mantenere i ricordi e il valore di quanto, purtroppo, stiamo piano piano perdendo.  

Questo volume può essere letto in autonomia o è necessaria la lettura del suo primo lavoro?

Come dicevo, l’ho pensato come seguito del mio primo racconto, ma può comunque essere letto in autonomia.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Secondo me c’è qualcosa di magico nel mettere le parole per iscritto. È come fissarle per sempre cristallizzando il momento. Ho iniziato a scrivere perché avevo paura di dimenticare alcuni ricordi ed episodi relativi alla mia famiglia e al mio passato. Usando Facebook ho cominciato a condividere alcune di queste situazioni e mi sono accorta che molti si riconoscevano nei miei racconti e allora la scrittura è diventata anche condivisione, empatia ed emozione comune.

Quando si è accorta per la prima volta che amava la scrittura?

Quando ripenso alla mia infanzia mi rivedo sdraiata su un divano verde a leggere e a “scribacchiare” per tutto il pomeriggio. Da allora la passione per la lettura e la scrittura non mi hanno mai abbandonata e da questa passione sono nati i miei primi due racconti.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Leggo molto… a dire la verità un po’ meno da quando mi sono abbonata a Netflix. A parte le battute… non so stare senza leggere e ho sempre un libro nello zaino. Oltre ai classici, mi piace “incontrare” autori nuovi. Recentemente, per esempio, ho scoperto Kent Haruf e con la Trilogia della pianura è stato amore dalla prima pagina.

Sta attualmente lavorando ad altri progetti letterari?

Attualmente no. Sono però alla ricerca di una nuova idea. Questa volta vorrei fare qualcosa di diverso, un libro in cui non vi sia Marta, ma un personaggio e una storia totalmente inventati. Sono fiduciosa che prima o poi la magia della scrittura mi incanterà di nuovo.