Non esiste addio – intervista a Claudio Larizza

product_thumbnailClaudio Larizza è nato a Torino il 23 aprile 1981 e lavora presso una multinazionale di Rivoli (TO). La letteratura è da sempre la sua vera passione. Leggere e scrivere, secondo l’autore, servono a colmare il vuoto esistenziale. Nel 2013 ha esordito autopubblicando un e-book nel intitolato Il palombaro. A dicembre invece ha pubblicato con Lulu il suo secondo romanzo, Non esiste addio, di cui ci parla nell’intervista.

Non esiste addio: Abigail è una giovane mamma e pittrice. La sua vita scorre tra alti e bassi, fino a quando la scoperta di un cancro in fase terminale la costringerà a lasciare a sua figlia un video-testamento per raccontarle chi era sua madre, quali erano le sue passioni e il suo punto di vista sul mondo. Abigail dovrà inoltre affrontare in tribunale il suo ex marito, che pretende l’affido della bambina, dopo aver rifiutato di occuparsi di lei per tutto il tempo precedente. Abigail sogna di poterla lasciare ai nonni, che saprebbero educarla con gli stessi valori con cui è cresciuta lei.

Il libro è acquistabile sia in versione cartacea che digitale sul sito di Lulu.


Intervista a Claudio Larizza

 

Ci parli del suo romanzo, Non esiste addio, pubblicato con Lulu…

Non esiste addio è la piccola storia di una grande donna di nome Abigail. È lei infatti la protagonista di questo romanzo che narra le vicende drammatiche di una giovane pittrice newyorchese che si ritrova a dover fare i conti con un cancro, una bimba piccola e un ex marito che tenta di ottenere l’affidamento della figlia. Abigail dovrà fare ricorso a tutta la sua forza per uscire da questo tunnel oscuro e cercare di lasciare un segno del proprio amore per la sua piccola Susan.

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata un pomeriggio di qualche anno fa, passando davanti il Regina Margherita.

Ci spiega il significato del titolo dell’opera?

Non esiste addio per me non significa andare a parare sulla vita dopo la morte. Ha un significato ben preciso, ma non posso svelarlo, altrimenti toglierei il gusto di leggere il romanzo.

Che tipo di personaggio è Abigail, la sua protagonista?

Abigail è dolce, estroversa, delicata e fine.

Come mai ha scelto di trattare un tema tanto delicato come quello della malattia terminale?

Perché non parlarne probabilmente è peggio.

Quale messaggio ha voluto trasmettere con questo romanzo?

Il messaggio è quello di non arrendersi, di non aver paura. Proprio come Abigail.

Mentre scriveva aveva in mente un lettore ideale al quale rivolgersi?

Credo che il libro sia molto rivolto alle donne.

Cosa le farebbe piacere che apprezzassero del suo romanzo i lettori?

Lo sforzo di non sembrare il solito narratore di storie tristi. Vorrei che venisse colto il messaggio di fondo. La speranza e la forza di volontà della protagonista.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Significa liberare la mia mente per intasare quella degli altri.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Dedico almeno due ore al giorno. Diciamo che io sono un vero fan di Giorgio Faletti.

Quanto è importante secondo lei confrontarsi con qualcuno durante la stesura del manoscritto, le revisioni, le correzioni o l’editing?

È fondamentale. Mi rendo conto che alla terza lettura del testo che scrivo perdo completamente l’obiettività.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Certamente. Ne ho due.