Qualcosa accadde ad Amarone – intervista a Leonardo Caiani

QUALCOSA ACCADDE AD AMARONELeonardo Caiani è nato nel 1974 a Firenze e attualmente vive in Valdarno; è papà a tempo pieno di un bambino di sei anni e di una bambina di tre. Ama da sempre la lettura e la scrittura e ha pubblicato il suo primo romanzo, Seriale, nel 2014 con Lulu.

Qualcosa accadde ad Amarone: nella città di New York, tre giovani coppie, differenti tra loro per estrazione sociale e origini, vivono la propria vita affrontando gli ostacoli che giorno dopo giorno si presentano sul loro cammino. È il caso di Jesus e di sua moglie Paola, nati in Honduras ma immigrati tra mille difficoltà negli Stati Uniti insieme ai loro due bambini. Nella Grande Mela conducono una vita di stenti, costretti loro malgrado a dover ricominciare tutto da zero tra discriminazione, sfruttamento, inganni e superstizione. Robert e Linda invece sono una coppia con interessi molto diversi, lei ama divertirsi e frequentare l’alta società, mentre lui adora poltrire davanti alla televisione. Su di lui grava imponente la figura della suocera, sempre pronta a giudicarlo e intenta a farlo lasciare dalla figlia. Infine, Marzio e Samantha, sposati, ma ognuno con un profondo mistero nel proprio passato da nascondere all’altro. Queste tre coppie, pur non conoscendosi, condivideranno la stessa esperienza: una serata da Amarone, uno dei più importanti ristoranti italiani nel cuore di Manhattan. Una cena offerta da un misterioso vecchietto che cambierà per sempre la loro vita, il loro modo di pensare e di vivere, portando alla luce il lato più oscuro e corrotto dei loro caratteri. Un romanzo che ripercorre la routine della città e mette in evidenza le difficoltà della vita di coppia quando essa viene accecata dalle luci di Times Square. Un romanzo all’insegna della magia e dell’amore.

Il romanzo è acquistabile sul sito di Lulu.


INTERVISTA A LEONARDO CAIANI

 

Com’è nata l’idea di questo libro?

Vivevo a New York e avevo appena pubblicato il mio primo libro. Felice per aver raggiunto un grande obiettivo, condivisi la bella notizia con i miei amici del ristorante Amarone. Il proprietario, Tony, subito mi chiese se mi sarebbe interessato scrivere un libro su Amarone, e così in un attimo si accese una lampadina nella mia testa: perché no? Quello in effetti era ed è tuttora un ristorante con un’atmosfera magica, uno dei pochi posti dove ancora si lavora con amore.

La sua è una storia con molti protagonisti, è stato difficile narrare così tanti personaggi, legarli, caratterizzarli?

Quando ho iniziato a vivere a New York mi sono buttato subito alla scoperta dei suoi tesori, musei, teatri, edifici storici, vita nei locali etc. Con il passare del tempo mi sono reso conto che il vero tesoro che aveva da offrire la città erano le storie. Ogni persona che conoscevo ne aveva una diversa e interessante e questa è una cosa davvero incredibile. I personaggi del libro sono frutto di fantasia ma sono nati da tanti racconti di vita che ho avuto la fortuna di ascoltare e pertanto i personaggi si avvicinano molto alla realtà.

Gli autori italiani prediligono sempre più ambientazioni estere, in particolare svolte negli Stati Uniti. Qual è il motivo che l’ha spinta a raccontare una storia fuori dai confini dell’Italia?

New York è per me la mia seconda casa, è la città dove mi sono sposato ed è la città dove è nata mia figlia. Sono molto legato alla Grande Mela perché mi ha dato tanto.

Un evento in particolare provoca un cambiamento in tutti i suoi personaggi e li porta a sbagliare e a riflettere su ciò che erano e su ciò che sono diventati. Quale messaggio ha voluto trasmettere con questo romanzo?

Tanti anni fa in un paesino della Francia, un parroco da un giorno a un altro cambiò la sua vita, sia sotto l’aspetto economico che sociale. Molte persone pensarono che durante la ristrutturazione della piccola chiesa il sacerdote avesse trovato un tesoro. Iniziò la caccia al segreto del parroco ma nessuno riuscì a scoprirlo. Dopo la sua morte la perpetua che gli era stata sempre vicina disse una frase rivolta a tutti i curiosi in cerca di fortuna: “La gente qui cammina sull’oro e non lo sa”. Questo portò i ricercatori a scavare.

Il messaggio che voglio trasmettere è che ci dovremmo fermare a guardare quello che abbiamo e goderci questa immensa fortuna chiamata amore, invece di continuare a correre presi dalle ambizioni e dal non riuscire a saziarsi mai, come i ricercatori del paesino francese che tuttora stanno continuando a scavare alla ricerca di un grande tesoro: “loro camminano sull’oro e non lo sanno”.

Cosa le farebbe piacere che apprezzassero del suo romanzo i lettori?

Mi farebbe piacere che provassero delle emozioni nel leggere il romanzo. Una lacrima, qualche brivido sulle braccia o un semplice sorriso, perché sono queste emozioni che ci fanno sentire vivi e sono queste emozioni che rendono vivo il libro.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Scrivere per me è divertimento e pura gioia.

Quali sono secondo lei, se esistono, gli ingredienti fondamentali per scrivere una buona storia?

Penso che in tutte le cose che facciamo gli ingredienti più importanti siano la passione e l’amore.

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura e che era lo strumento giusto per poter comunicare quel che ha dentro?

Circa dieci anni fa, dopo aver divorato quasi tutti i romanzi della Christie, mi sono reso conto che riuscivo a capire le intenzioni dell’autrice e a individuare l’assassino sin dalle prime pagine, per questo ho iniziato a scrivere un bel giallo tutto mio e come si dice “l’appetito vien mangiando”, e adesso appena mi ritrovo un po’ di tempo per me lo divido tra lettura e scrittura.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Dedicandomi ai bambini, il tempo libero si riduce ma comunque riesco a leggere una decina di libri all’anno.

Non ho scrittori di riferimento, ma ci sono libri che mi accompagnano durante la scrittura dei miei romanzi e forse in qualche modo mi influenzano. Durante la stesura di Qualcosa accadde ad Amarone ho letto autori come Coelho, Dostoevskij, Pirandello, Poe, Sepulveda e Crowley.

Quanto è importante secondo lei confrontarsi con qualcuno durante la stesura del manoscritto, le revisioni, le correzioni o l’editing?

Come dice Stephen King: “Scrivere è umano ma editare è divino”. È molto difficile anche per uno scrittore attento riuscire a fare tutto da solo. La revisione, la correzione e l’editing sono di vitale importanza ed è fondamentale che siano fatti da persone attente e qualificate.

Qualcosa accadde ad Amarone è stato pubblicato con Lulu. Come giudica la sua esperienza iniziale con il self-publishing, lo consiglierebbe ad altri autori emergenti?

Mi trovo molto bene e lo consiglierei.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Tante idee che a poco a poco si trasformano in nero su bianco.