Recitando Shakespeare – intervista a Franca Rizzi Martini

Recitando ShakespeareFranca Rizzi Martini è nata a Milano e vive e lavora a Moncalieri (TO). L’autrice si è laureata in Lettere, ha lavorato come insegnante e in qualità di copywriter per varie agenzie pubblicitarie, inoltre ha tenuto corsi di educazione all’immagine.

Il suo primo romanzo, Il suonatore di balalaica (Tullio Pironti editore, 2010), ha vinto il Fiorino d’Argento alla XVIII edizione del “Premio Firenze”, la menzione al Premio Letterario Internazionale “Ida Baruzzi Bertozzi” di Chiavari (2011) e il secondo posto al Premio “Mario Pannunzio” di Torino (2011). Negli anni seguenti ha pubblicato Il mantello della zebra (Tullio Pironti editore, 2011), finalista alla XXVII edizione del Premio Chianti (2014), e Il barattolo di mandorle (Neos edizioni, 2014) che si è classificato quarto al “Premio Nazionale di Arti Letterarie della Città di Torino”.

Recentemente ha pubblicato Recitando Shakespeare (Neos Edizioni), romanzo storico giallo in cui due efferati delitti vengono commessi a distanza di quasi quattro secoli l’uno dall’altro, ma ad avvicinarli tra loro vi sono dei legami profondi e misteriosi tra le vittime e i personaggi che indagano sulle vicende.

Recitando Shakespeare: a Torino, nel 2010, Patrizia Rimondi, architetto single, entra a far parte di una compagnia di attori dilettanti che mettono in scena una commedia di Shakespeare. La donna, proprio durante la rappresentazione della commedia, crede di vedere un cadavere in un luogo nascosto del teatro, ma alla fine della recitazione il corpo è scomparso.

Sempre a Torino, nel 1675, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours diventa reggente del ducato piemontese e deve affrontare, tra splendori e intrighi di corte, una rivolta civile presso Mondovì. In questo ambiente giunge da Londra per nave un giovane attore, Jeremy Ross, che da mozzo diventa contrabbandiere di sale, ma il suo desiderio è di recitare il suo amato Shakespeare presso la corte sabauda, purtroppo la sua impresa verrà ostacolata da alcuni violenti episodi.

I capitoli riguardanti il caso poliziesco si alternano a quelli storici in un susseguirsi di avvenimenti immaginari e realmente accaduti, di antichi misteri alchemici e di pura realtà quotidiana, uniti dalla poesia shakespeariana che fa da filo conduttore a tutto il romanzo.

L’autrice ci parla dell’opera e del suo lavoro nell’intervista seguente.


INTERVISTA A FRANCA RIZZI MARTINI

 

Chi è Franca Rizzi Martini e quali sono i suoi interessi?

Sono una persona con la passione per la scrittura che ama mettersi costantemente alla prova; amo l’arte figurativa e il teatro, mi piace leggere e cantare, vivo e lavoro in una casa antica in mezzo al verde, sono convinta che la vita sia una scuola nella quale si impara ciò che non abbiamo ancora imparato.

Come è nata l’idea per questo romanzo?

Come ho già detto a me piace molto il teatro, ma non solo dalla parte della platea, infatti da parecchi anni recito in gruppi di attori dilettanti; la prima opera che abbiamo messo in scena fu proprio Il sogno di una notte di mezz’estate. Di qui ho preso lo spunto per la parte moderna del romanzo. Spesso mi trovo a scrivere su avvenimenti che ho vissuto in prima persona. Riguardo alla parte antica, invece, all’inizio della stesura volevo parlare in particolare di Vittorio Amedeo, ma poi, dal momento che l’argomento era troppo vasto, ho preferito concentrarmi solo sulla decina di anni della reggenza di sua madre, personaggio molto interessante e controverso.

Come si è posta di fronte alla scrittura e al racconto di personaggi così distanti tra loro nel tempo?

Questo è un po’ lo stile che mi caratterizza, infatti ho già scritto altri due romanzi dove più storie ambientate in luoghi ed epoche diverse si intrecciano fino a giungere a un unico finale. Il suonatore di balalaica e Il mantello della zebra hanno queste caratteristiche e sono entrambi romanzi storici-gialli, dove un capitolo di un’epoca si intercala al capitolo di un’altra epoca.

È probabile che il mio desiderio di affrontare sempre nuovi argomenti mi spinga a creare queste storie così diverse tra loro in modo da non annoiare né me mentre scrivo né il lettore mentre legge.

Per dar vita ai suoi personaggi si è ispirata alla realtà o è tutto frutto della sua fantasia?

I personaggi storici sono stati tratteggiati attenendomi il più possibile alla documentazione storiografica, altri invece si basano sulla pura fantasia o su leggende, invece nella vicenda contemporanea ho attinto per la maggior parte a persone realmente esistite che mi hanno suggerito caratteristiche fisiche e comportamentali e poi le ho modificate a mio piacimento.

Il suo, oltre a essere un romanzo storico, è anche un avvincente giallo. Come è nata in lei la passione per l’indagine sia storica sia investigativa?

Non sono particolarmente appassionata di storia, ma mi piace ridare vita a personaggi vissuti in altre epoche; invece ho da sempre la passione del giallo che risale addirittura all’epoca di Topolino, il mio eroe che aiutava il commissario di polizia nelle sue indagini. In tutti i miei libri storici gialli fino a ora il protagonista è un personaggio che si trova ad aiutare le forze dell’ordine in indagini intricate.

Cosa le farebbe piacere che apprezzassero del suo romanzo i lettori?

Mi piacerebbe che apprezzassero il libro in sé, dalla copertina allo stile della scrittura, dalla trama al finale; vorrei regalare ai miei lettori lo stesso piacere che ho io nello scrivere.

Quando si è accorta per la prima volta che amava la scrittura e che era lo strumento giusto per poter esprimere le storie che aveva dentro?

Più di trent’anni fa sono stata costretta a letto da una malattia esantematica e per passare il tempo fra una lettura e l’altra ho provato a scrivere un racconto; da allora non ho più smesso, ma è solo da cinque anni che ho cominciato a pubblicare. Prima tenevo tutto per me, non osando bussare alla porte degli altri, poi invece due mie amiche hanno voluto leggere il mio primo romanzo e mi hanno spinto a cercare un editore.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

La scrittura mi permette di volare; comincio con un’idea e poi lascio che i personaggi si gestiscano da soli, suggerendomi le parole e le azioni per le quali sono nati. Quando comincio a scrivere è molto difficile che sappia come andrà a finire la storia, mi appunto solo una serie di note e poi lascio che la storia fluisca da sola, come mi si presenta in mente a mano a mano che la scrivo.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Ci sono periodi in cui mi ritrovo a leggere tre libri contemporaneamente, altri in cui mi dedico esclusivamente alla scrittura, altri in cui comincio a leggere un nuovo libro lo stesso giorno in cui ne ho finito uno. Non credo di avere scrittori di riferimento se non Alessandro Manzoni; io preferisco i libri agli scrittori e non è detto che la produzione di uno scrittore sia sempre della medesima qualità.

Nella letteratura contemporanea apprezza qualche scrittore in particolare?

Ripeto, apprezzo più i libri degli scrittori, per esempio mi ha appassionato il primo libro della trilogia di Roberto Costantini Tu sei il male, di Andrea Camilleri mi piacciono le storie di Montalbano, di Margaret Mazzantini ho apprezzato Il catino di zinco. Mi vengono in mente ora i due bei libri di Haruki Murakami 1q84, oppure Cassandra di Christa Wolf, scrittrice tedesca morta pochi anni fa. Purtroppo, pur affannandomi, mi rendo conto di conoscere ben poco della miriade di libri che escono quotidianamente e abbraccio ampiamente la famosa frase socratica “So di non sapere”.

In che modo si approccia alla scrittura di un nuovo romanzo?

Il primo passo è l’accurata ricerca storica del periodo che intendo trattare e oltre ai documenti studio le opere pittoriche dell’epoca in questione; il ritratto di un personaggio storico riesce a suggerirmi sensazioni e colori che poi trascrivo sulla carta, poi mi scrivo alcune note e un abbozzo di storia che in realtà non seguo mai, però mi dà il la da cui partire, in seguito comincio a scrivere i primi capitoli e ringrazio sempre il computer per la possibilità che mi offre di tagliare e incollare. Generalmente il primo incipit che scrivo con il passare del tempo non mi piace più e lo cancello, ma mi serve per entrare in argomento.

Quanto è importante secondo lei confrontarsi con qualcuno durante la stesura del manoscritto, le revisioni, le correzioni o l’editing?

Durante la stesura del manoscritto io non desidero alcun confronto, perché mi farebbe sviare dal mio percorso, invece alla fine accetto volentieri consigli da parte della casa editrice e dell’editor, perché lo scrittore rischia di innamorarsi troppo della sua opera e finisce per non essere più obiettivo durante la revisione. Sono io la prima a richiedere una supervisione da un occhio imparziale, estraneo a me e al mio lavoro.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Certamente, il periodo di attesa fra la fine di un libro e la sua pubblicazione non può rimanere vuoto; durante la stesura di Recitando Shakespeare mi è capitata l’occasione di incontrare una signora molto speciale, orientalista e grande viaggiatrice che mi ha raccontato alcune delle sue avventure; è nato così Il barattolo di mandorle. Una donna in viaggio intorno all’Himalaya che è stato stampato prima dell’altro. Ora, finito Recitando Shakespeare sto rivedendo un altro libro che ho scritto a quattro mani e che tratta del Tibet dopo l’occupazione cinese; è una storia piena di immaginazione, dove si parla di portali del tempo e città di saggi al centro della Terra. Non vuole essere un libro fantasy, ma caratterizzato da una connotazione spirituale. Dovrebbe uscire a marzo o aprile. Ho anche una bella storia in mente, ma è prematuro parlarne adesso.

Acquista il romanzo sul sito della casa editrice Neos Edizioni.