Senza tregua – intervista a Roberta Melli

senza_tregua_LRGRoberta Melli vive a Vicenza Creazzo dove lavora come insegnante. Si interessa di entomologia e alleva in particolare fasmidi, coltiva arbusti e piante di specie mediterranee ed esotiche in serra. Ha corso tre maratone di New York, qualche gara in Italia sempre di corsa resistente, ha praticato per anni il free climbing, ma ora fa escursioni in alta montagna e ferrate. Senza tregua è il suo romanzo d’esordio, vincitore della settima edizione “Leone editore alla memoria 2015”.

Senza tregua: Isabella, grande appassionata di maratona in vacanza sull’isola di Ilovik in Croazia, durante un allenamento per la maratona di New York diventa testimone di un brutale omicidio a opera di alcuni militari. Inseguita dagli assassini, si nasconde sulla vicina isola di Lussino senza rivelare niente al suo amico ed entomologo, Sergio, e senza potersi rivolgere alle autorità del luogo. Complotti, efferati omicidi, torture e fughe rocambolesche si fondono con una tenera storia d’amore. Sullo sfondo vi sono le tragiche vicende della guerra fratricida tra serbi e croati. La loro profonda conoscenza aiuterà le indagini di Isabella, determinata a scoprire cosa muove i suoi inseguitori.

Senza tregua è disponibile sul sito della casa editrice Leone Editore

 


INTERVISTA A ROBERTA MELLI

 

Com’è nata l’idea di questo libro?

L’idea è nata in coincidenza con l’acquisto di una casetta in Croazia, a Lussino appunto. Io non conoscevo minimamente quel paese e forse è proprio questo che mi ha affascinato fin da subito. Cominciando a passarci dei lunghi periodi, soprattutto nei mesi estivi, mi ero chiesta come mai la recente guerra della ex Iugoslavia non avesse lasciato ferite, almeno apparentemente. Poi ho iniziato a fare amicizia con persone del luogo e anche con alcuni ex reduci di quella guerra e così ho cominciato a scoprire che in realtà le cose erano ben diverse. Ho iniziato a fantasticare sui loro racconti e ne è uscito un romanzo.

Che tipo di donna è Isabella, la protagonista del suo romanzo?

Isabella è una psichiatra, una donna colta, sicuramente volitiva, spesso un po’ troppo saccente e sicura, ma solo nei primi capitoli, quando non la si conosce ancora bene. Poi si scoprirà che intimamente è una persona diversa, più umana, con le sue insicurezze e le sue debolezze, e così diventerà anche più simile a molte di noi, o perlomeno non proprio un personaggio così “sopra le righe”.

Quanto c’è dell’autrice in una protagonista come Isabella?

Sicuramente la passione per la corsa e anche le sue insicurezze. Ma a parte questo siamo molto diverse: lei fa scelte che io non avrei fatto. Mi sono divertita a creare il personaggio proprio così, chiedendomi nei momenti cruciali: “io cosa farei?” Poi, in base a questo, sceglievo per lei l’opposto.

Nel suo romanzo descrive con competenza sia l’allenamento di preparazione per una maratona che l’attività di un entomologo. Si è dovuta documentare su questi temi o sono parte del suo bagaglio culturale?

Direi proprio di sì, sono comunque una maratoneta e un’entomologa, e quindi mi muovo scioltamente in questi due ambiti, soprattutto quando ho a che fare con gli insetti.

Cosa le farebbe piacere che apprezzassero del suo romanzo i lettori?

Se, leggendo, le persone entrano nella storia e non pensano ad altro, per me è già tantissimo. Ho scritto un libro scacciapensieri, anche se in secondo piano ci sono delle riflessioni sulla guerra che possono far meditare, ma non è il fine del romanzo. Per me il lettore deve innanzitutto divertirsi, essere coinvolto, sentirsi parte integrante del racconto, vedere il luogo, immaginarlo al punto di sentirne i suoni e i profumi: se poi gli viene anche voglia di rileggerlo, allora sicuramente è la prova che lo ha apprezzato.

Senza tregua è il suo romanzo d’esordio e con quest’opera ha subito vinto un concorso letterario importante come il Premio Leone, che le è valso la pubblicazione con la casa editrice Leone Editore, conosciuta anche per il suo catalogo internazionale. Quanto è stato importante questo risultato? Se lo aspettava?

Un esordiente ha pochissime probabilità di farsi pubblicare, se non da case editrici più o meno basate sull’autopubblicazione: io ho cercato di vincere un concorso per essere credibile. La Leone mi ha dato una reale possibilità, cosa difficilissima, e sono ben poche le case editrici che investono su di un esordiente, e sono molto grata a loro. Per me questo è un piccolo, grande traguardo. Se me lo aspettavo? Ovviamente no.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

È una necessità, è il tentativo di bloccare nelle righe delle emozioni che in qualche modo ho provato e che non voglio dimenticare; altre volte scrivo per affrontare situazioni che non vorrei mai vivere: così esorcizzo le mie paure e, contemporaneamente, lascio scorrere pensieri liberi di esprimersi senza filtri, perché la fantasia ha il diritto di non essere frenata. È una sensazione bellissima.

Quando si è accorta per la prima volta che amava la scrittura?

Sinceramente da sempre, fin da bambina. Diverso sarebbe chiedermi: da quando ti sei accorta che ami scrivere thriller? Qui la risposta è differente: da poco, anzi da pochissimo. Mia madre (che poi è una scrittrice anche lei) fin da piccola mi diceva che voleva scrivere un giallo, e che prima o poi lo avrebbe fatto. Io ho sempre pensato che era un sogno bellissimo, è un po’ la invidiavo solo perché lo voleva. Così mi sono messa alla prova tanti anni dopo con questo romanzo, e devo dire che ho scoperto che mi trovo a mio agio in questo genere.

Quale romanzo consiglierebbe a un suo amico?

Io amo tutto ciò che scrive Ken Follet, tutto.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Il mio lavoro non mi permette letture di svago se non durante le ferie. Sarà per questo che sento un gran bisogno di scrivere romanzi che stacchino in qualche modo la “spina” col quotidiano. Insomma leggo solo d’estate e, a parte Follet, leggo soprattutto libri scientifici. L’ultimo per dire è stato Il cucchiaino scomparso: magnifico! Dopo I bottoni di Napoleone, il più bello che io ricordi. Ovviamente per me rimane un’icona del romanzo scientifico Charles Darwin, con Viaggio di un naturalista intorno al mondo, e ancora Lorenz, di cui consiglierei L’aggressività.

Quanto è importante secondo lei confrontarsi con qualcuno durante la stesura del manoscritto, le revisioni, le correzioni o l’editing?

Non è importante, è fondamentale! Pensare di scrivere e di saperlo fare è assolutamente una forma di presunzione, almeno per chi come me viene da una laurea scientifica e non umanistica. Anche se ho fatto studi liceali, anche se leggo da sempre, so perfettamente che scrivere è un’altra cosa. Un editing ben fatto è vera scuola per capire come scrivere. Dopo la prima stesura, si ha bisogno di qualcuno con cui confrontarsi, non un amico o un collega che magari insegna lettere, ma con qualcuno che è un vero professionista, qualcuno che ti dice dove bisogna approfondire perché il passaggio non è chiaro, o dove tagliare perché ridondante, o anche rivedere dei passaggi che da un punto di vista sintattico non sono proprio corretti. E si impara, si impara tanto.

Se la sente di dare un consiglio a un autore esordiente come lei, magari alla ricerca di un editore da molto tempo?

Non accontentarsi mai dal proprio lavoro e avere molta umiltà nel cercare un confronto prima di affrontare un concorso o un editore: la prima cosa che mi è stato detto al telefono quando ho vinto il premio, è stato: il suo libro è scritto bene! Un libro non è solo una buona idea: bisogna riuscire a trasmetterla.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Sì, ho scritto un giallo, ambientato sulle Dolomiti ampezzane, già fatto editare ed è pronto per essere presentato al mio editore. Ora sto scrivendo un altro romanzo, sempre un giallo, che riprende gli stessi interpreti di Senza tregua, ma in un contesto completamente diverso.