…Per scegliere come vivere – intervista a Luigina Lorenzi Zago

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Luigina Lorenzi Zago con questo libro, edito da Neos Edizioni, mette in scena i valori di un’amicizia sincera e affronta il tema sempre attuale dell’immigrazione, usando il tono semplice e incantevole di un cantastorie.

Trama

Zwanga e Tebogo sono due giovani amici che vivono in Camerun. A diciassette anni si rendono conto che la loro terra li destina a un’esistenza di povertà, diversa da quella che immaginano nei loro sogni. Decidono allora di affrontare un pericoloso viaggio a bordo di un barcone e di raggiungere l’Italia come clandestini, convinti di poter fare fortuna facilmente, trovando un lavoro onesto e ben pagato. Il nostro Paese, però, non corrisponde affatto alle loro aspettative e i due amici si troveranno ad affrontare la separazione e poi insidie e stenti, per sopravvivere scontrandosi con il pregiudizio, il razzismo e la criminalità. L’amicizia che li lega permetterà loro di trovare infine una soluzione positiva alla loro sfortunata avventura.

Di seguito presentiamo un’intervista con l’autrice per approfondire alcuni aspetti legati al suo libro e alla sua esperienza con l’editoria.


INTERVISTA A LUIGINA LORENZI ZAGO

 

Cominciamo con una breve presentazione. Chi è Luigina Lorenzi Zago, quali sono i suoi interessi?

Da ragazzina ero molto timida e qualsiasi cosa mi ispirava alla scrittura. Passavo molte ore sui libri e nel tempo libero scrivevo inventando storie immaginarie che poi completavo con dei piccoli disegni molto colorati. Il colore è sempre stato una mia passione. Riuscivo a vedere le cose in modo diverso da come le vedevano gli altri, infatti, cercavo sempre un appiglio per poter “ricamare” sul fatto successo, una trama logica creando però anche una specie di suspense per il lettore. Il mio animo è buono e quindi ho sempre cercato di insegnare agli altri ad amare e a cercare nelle cose la verità. I  miei interessi sono le scrittura, la pittura e l’arte creativa. Ho un forte senso civico nei confronti del prossimo.

… Per scegliere come vivere è fondamentalmente una storia per ragazzi in cui affronta il tema molto attuale dell’immigrazione e della clandestinità, a volte senza risparmiare scene cruente e dure. Da cosa è nata l’esigenza di raccontare questi temi?

L’esigenza è nata dal fatto di vedere ogni giorno problemi di ordine pratico che non vengono risolti o che provocano affanni tra gli abitanti del territorio. La realtà che ogni giorno dobbiamo affrontare è fatta anche di atti cruenti o di scelte dolorose  Il fenomeno dell’immigrazione sta diventando giorno per giorno sempre più problematico anche perché, a mio parere, non sono state fissate leggi per regolamentare i flussi. In questo mondo c’è posto per tutti, basta volerlo ma soprattutto gestire nel modo corretto i  flussi di tutte queste persone che arrivano nel nostro paese convinte di poter fare cose o cambiare vita, e poi si trovano coinvolte in situazioni molto spiacevoli. L’esigenza di parlare nel libro di queste cose è nata proprio da questo. Stavolta mi sono voluta addentrare nei panni di coloro che lasciano ogni cosa nella propria terra d’origine e si ritrovano in un territorio sconosciuto a dover lottare per la sopravvivenza. L’integrazione con mondi diversi dal nostro è difficile, ma occorre anche  insegnare a queste persone come si vive qui da noi impartendo loro delle regole per il bene della comunità intera; cosa che dobbiamo fare anche noi italiani quando andiamo all’estero.

Perché ha scelto di rivolgersi a un target di lettori giovani o giovanissimi anziché a un pubblico adulto?

Io avrei esteso a tutti la lettura del libro, anche perché è vero che il carattere si forma quando si è ragazzi, ma nel momento in cui si diventa adulti esiste comunque il fatto  di dover scegliere quale strada prendere e la diatriba tra il bene e il male si presenta a qualunque età. La scelta del target è stata dell’editore.

È stato difficile per lei raccontare l’Italia vista con gli occhi di due immigrati?

No, non è stato difficile immedesimarmi nel mondo degli immigrati perché chi come me ha fantasia, riesce comunque a immaginare quali sforzi facciano queste persone per riuscire a sopravvivere.

Torino, Collegno, Grugliasco sono alcuni dei luoghi in cui si muove uno dei suoi protagonisti, Tebogo. Sono tutti reali i luoghi e gli edifici che ha descritto? Esiste veramente una “fabbrica abbandonata piena di disperati” che tentano in modi più o meno onesti di sopravvivere?

Sì, i luoghi sono tutti reali e a Collegno esiste veramente un edificio dove trovano riparo alcune persone. Io ho voluto parlare di ragazzi di colore anche se al momento all’interno di questa fabbrica ci sono i Rom.

Oltre a scrivere lei ama dipingere, infatti la copertina del suo libro è una sua opera. La pittura e la scrittura sono in qualche modo legate nella sua produzione?

La scrittura e la pittura per quanto riguarda ciò che scrivo viaggiano insieme, anche perché quando inizio a riportare sulla carta le mie storie, comincio a immaginare nella mente i colori dei protagonisti della vicenda. Per il mio libro precedente, oltre alla copertina, ho dipinto la stessa immagine su tela. Per quanto riguarda la pittura in genere, ho riportato alcune favole famose su tavolette tracciando le figure delle varie scene su legno e, dopo averle ritagliate, le ho dipinte; ma dipingo anche su tela utilizzando sia i colori acrilici che quelli a olio.

Parliamo di editoria. È stato lungo il suo percorso prima di trovare un editore?

Il percorso è stato lungo e pieno di difficoltà. Lungo, perché per molti anni ho fatto l’impiegata  presso una multinazionale, dove l’orario di lavoro era esteso e quindi non avevo molto tempo da dedicare ai miei hobby. Difficoltoso, perché senza che ce ne accorgiamo, viviamo in una jungla dove dobbiamo difenderci da tutto e da tutti. Purtroppo, siamo arrivati al punto che fanno carriera solo quelli che hanno conoscenze, ricevono premi solo quelli che sono appoggiati da qualcuno. Basta accendere la televisione ed ecco che tizio, amico del politico, presenta il libro da Feltrinelli e l’opera la comprano proprio perché la promuove e ne scrive la prefazione il politico. Così la gente si ritrova a leggere sempre gli stessi libri dello stesso autore, che magari non dice niente di interessante, però fa tendenza, anche se parla di cose banali oppure usa dei termini sboccati. Con i miei libri vorrei comunicare  alle persone dei messaggi importanti, che sono poi le regole principali per riuscire a dialogare con il prossimo.

Molti scrittori sostengono che scrivere sia la parte più faticosa del proprio mestiere, mentre correggere, riscrivere e rivedere le proprie bozze sia la parte più divertente? È stato così anche per lei?

Per me è l’esatto contrario. Divertente è tirare giù di botto le idee e cercare di creare dei collegamenti tra il personaggio e il resto della storia. Per questo  libro sono partita da uno scarponcino che ho visto a terra vicino alla fabbrica dove si svolge la storia, e a quello ho collegato tutto il resto. È stato un lavoro di cesello incastrare tutti i vari personaggi e collocarli dentro la storia, immaginare i loro volti, la loro cultura, le origini e il carattere. Per quanto riguarda poi le correzioni o rivedere il testo, questa parte è più faticosa, anche perché l’opera va riletta molte volte per evitare errori banali, ma anche in questo caso a ogni rilettura, si trova sempre qualcosa da modificare.

Ha altri manoscritti nel cassetto?

Sì, ho altri manoscritti già pronti ma sto lavorando anche ad altri progetti. Per chi ama la scrittura è facile buttare giù dei testi e questo serve anche come esercizio per migliorare il proprio stile. Mi sono dilettata a comporre poesie, testi per canzoni, favole per bambini. La scrittura è un’arte che arriva da dentro e che si può perfezionare strada facendo.

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