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L’AUTORE

Bruno di Martino è nato a Castellammare di Stabia il 24 gennaio 1956, dove attualmente vive.  Laureato in economia aziendale, lavora come giornalista pubblicista dal 1998 ed è un ex funzionario pubblico in pensione. Tra le sue passioni ci sono la Radio e la TV, dove ha iniziato a fare il giornalista con la conduzione di numerosi programmi sportivi locali. Attualmente collabora con giornali quali “Il Roma”, “Il Giornale di Napoli” e “Metropolis”.

A maggio 2022 pubblica il suo primo romanzo Lo strano incarico, disponibile su Amazon.

TRAMA

Nella città campana in cui vive il signor Capece viene ucciso Pasqualino Assuntore, nipote del boss Felice Assuntore, capo dell’omonimo clan camorrista del territorio. I giovani emergenti della famiglia vorrebbero immediatamente vendicare l’uccisione del cugino, ma don Felice vuole evitare una nuova guerra di camorra e affida al colletto bianco Antonino Capece l’incarico di scoprire il nome dell’assassino. Pasqualino Assuntore è stato ucciso con un solo colpo al petto sparato da lontano con un fucile di alta precisione. Un omicidio anomalo rispetto alle consuetudini della camorra.
Il racconto si svolge nell’ambito di un territorio martoriato dalla camorra e dalla mala politica.
Le indagini si rivelano difficili e complicate. Il boss don Felice Assuntore, pressato dai suoi rampolli, ha bisogno di conoscere in fretta il nome dell’assassino, ma i primi risultati ottenuti dal signor Capece sono scarsi, tant’è che lo stesso pensa di rinunciare all’incarico. Quando, però, tutto sembra perso arriva la svolta, con la moglie Teresa che gli spalanca la porta della risoluzione del caso.


INTERVISTA A BRUNO DI MARTINO


Come è nata l’idea per questo romanzo investigativo?

La voglia forte di rappresentare il fragile, e a volte degradato, contesto sociale in cui si trova gran parte delle realtà civiche del Sud, soprattutto campane, mi ha spinto a iniziare la stesura del libro. In pratica, approfitto dello scudo di una storia basata su un delitto di camorra per mettere a nudo le ataviche problematiche sociali: la corruzione, l’arroganza, la violenza e l’inefficienza della politica che gli uomini e le donne del Sud subiscono tutti i giorni.

Che tipo di protagonista è il signor Capece?

Il classico colletto bianco, l’uomo di fiducia, il trait d’union tra politica e criminalità. La sua doppia veste di imprenditore e autista gli consente di apparire umile e servile con tutti, ma dietro questa doppia facciata si cela l’ambigua figura di un uomo pronto a qualsiasi cosa per raggiungere i suoi obiettivi.

Come mai ha preferito un “detective” non tradizionale, come Capece, ovvero un affiliato della Camorra, anziché il classico commissario di polizia?

Volevo raccontare qualcosa di diverso. Non mi bastava scrivere un romanzo col solito detective classico. Era da tempo che ci pensavo e a mano a mano che prendeva corpo il progetto mi è balzato in testa il mio protagonista.

Quali sono le tematiche principali che emergono nel suo romanzo?

Per prima cosa credo che venga fuori soprattutto una forte denuncia sociale. La camorra, e in generale la criminalità organizzata, tiene sotto scacco il vivere civile e democratico dei cittadini del Sud. Dalle nostre parti è complicato, difficile e pericoloso parlare e scrivere di tutto questo. I cittadini sembrano rassegnati a questo stato di cose. Ciò che però più fa male è vedere anche le persone per bene acquisire inconsciamente una mentalità camorristica, o almeno di tolleranza. Poi credo che venga fuori anche un ruolo privilegiato della figura della donna. Infatti Teresa, la moglie di Capece, è determinante non solo per gli spunti investigativi che offre al marito.

Ci spiega quale approccio ha usato durante la scrittura per delineare una struttura così intricata e precisa?

Non mi sono mai piaciuti i dialoghi dei romanzi, per cui ho cercato di evitarli privilegiando la storia. Infatti nel romanzo i confronti dialettici tra più persone sono pochi, solo quelli strettamente necessari. È Capece che con i resoconti serali fatti alla moglie informa i lettori sul contenuto dei colloqui avuti con gli altri personaggi.

Cosa si aspetta che apprezzino i lettori del suo romanzo?

In primis la denuncia e il coraggio di mettersi in gioco alla mia età. Poi la storia, che credo sia avvincente e ricca di spunti significativi.

L’editoria sta inevitabilmente cambiando e anche i modi di pubblicare sono diversi. Quali sono i vantaggi o i punti di forza che l’hanno spinta a pubblicare con Amazon, anziché rivolgersi a un editore tradizionale?

È la prima volta che scrivo un libro. Non l’ho fatto per un mero tornaconto economico, ma per il gusto di sapere se ne fossi capace. Per questo la pubblicazione è stata fatta solo su Amazon e non con un editore tradizionale. In giro ce ne sono tanti, forse troppi, e molti di questi anche con scarsa propensione al rischio.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Una delle cose che più mi piacerebbe fare da qui alla fine del mio percorso terreno. Scrivere, raccontare, narrare è l’esercizio di maggiore soddisfazione che provo in questo momento che considero uno spazio di vita abbastanza “complicato” nel quale la scrittura mi sta dando una mano a sostenere me stesso, a esercitare la memoria, a condividere le conoscenze, i valori del mondo, ad avere ancora una visione positiva del futuro.

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura?

Diciamo dall’inizio degli anni Novanta, quando capii che mi piaceva tantissimo scrivere per i giornali e feci di tutto per coltivare questa mia passione.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Quando non scrivo tento sempre di informarmi e di leggere un buon libro. Mi piacciono i romanzi gialli, soprattutto perché non appesantiscono l’umore. Nella scrittura del libro mi sono ispirato molto al Tawfiq Al-Hakim e a Leonardo Sciascia.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Spero di poter scrivere altri episodi di Capece. Per la verità ho già iniziato da qualche giorno a strutturare una seconda storia. In questo momento però sono poco ispirato, ma spero di ritrovare presto la giusta creatività.

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