C’est la vie – Intervista a Giulio Acquistapace

C'est la vie - copertina Acquistapace

Giulio Acquistapace fino a poco tempo fa lavorava come operatore sanitario in un reparto Covid-19 ma, finita la prima fase dell’emergenza sanitaria, ha deciso di prendersi un anno sabbatico per dedicarsi al suo romanzo e a tutta una serie di fattori emotivi e negativi legata anche al dolore per le tante persone viste morire. Vive in Valsassina da sempre, anche se è un posto da cui vorrebbe andar via. Da quando aveva sedici anni ha sempre scritto sul mito di Morrison e su tutti i poeti e musicisti maledetti. In fondo voleva una vita alla James Dean. È tendenzialmente un solitario e quando vuole stare solo prende lo zaino e va a fare un giro in montagna nella Val di Mello o nella Val Masino. La prima esperienza di pubblicazione l’ha avuta nel 2008 con il romanzo I nuovi promessi sposi (Marna editore), poi ha proseguito con La prima luna, una raccolta di racconti intitolati Vivere, Un biglietto per le stelle e C’est la vie.


Trama: C’est la vie è un romanzo dall’anima rock e racconta le vicende di un gruppo di giovani maturandi che vive nella città di Como. Il 2020 è un anno in cui l’arrivo di un virus dalla Cina ha portato uno sconvolgimento nella vita di tutti, tra lockdown, mascherine, chiusure e didattica a distanza. I quattro amici, dopo un periodo di lontananza, tornano a suonare nel loro bunker, un garage adibito a sala prove per la loro band, ma non riescono a esibirsi a causa delle tante restrizioni. Passano dunque le serate senza uno scopo preciso, girando di locale in locale, bevendo fino a tardi e ragionando sulle loro vite e destinazioni.
Questi ragazzi inseguono il mito del rock e di riflesso quello della vecchia beat generation cercando di vivere secondo le proprie regole e non accettando i canoni di buon comportamento imposti dalla società. Dylan, il protagonista, fatica a immaginare un percorso di vita sicuro dopo la maturità, e lo stesso vale per i suoi amici, ma un fatto drammatico e un amore che stenta a decollare lo metteranno nelle condizioni di fare i conti con il futuro.


C’est la vie di Giulio Acquistapace è disponibile su Amazon.


INTERVISTA A GIULIO ACQUISTAPACE


Quando e com’è nata l’idea per questo romanzo?

L’idea per questo romanzo è nata dal bisogno di buttar fuori tutto quello che avevo da offrire al pubblico. La storia era partita in maniera più cupa e molto più rock and roll, ma poi la conoscenza di un’infermiera ha sconvolto la mia linea di pensiero in positivo. Il suo “no” credo che sia stato un po’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Pandora.

Nel romanzo seguiamo le vicende di un gruppo di maturandi che sogna di sfondare suonando rock? Che tipo di ragazzi sono?  

Credo che in fondo siano tutti bravi ragazzi, anche se qualche volta tendono a mettersi nei guai e a pagarne le conseguenze. Tutti i personaggi sono cresciuti con buoni valori. Sono ragazzi che inseguono sogni di rock and roll sperando che la vita sia facile, anche se poi la vita non lo è mai. Il covid irrompe nelle loro vite tra chiusure, morti e panico generalizzato. Ci vorrebbe un libro solo per questo, ma questo è un romanzo per ragazzi.

Il protagonista è i personaggi principali suonano rock, un genere che in Italia, se si esclude il recente successo dei Måneskin, è poco presente nei gusti dei giovani, che prediligono trap, rap e musica elettronica. Secondo lei i suoi personaggi possono essere rappresentativi della loro generazione oppure sono più che altro figure che si muovono ai margini della società, che non seguono le mode?

I miei personaggi sono figli del rock, quello vero, un po’ passato dai genitori e un po’ dai fratelli più grandi e vedremo poi se questa trap durerà quanto il rock and roll.

Quali sono le tematiche principali che emergono dalla trama?

In questo romanzo cerco di narrare l’amicizia e la sincerità di quell’età, vissute un po’ alla “uno per tutti e tutti per uno”, dove i personaggi si aiutano davvero senza fottersi tra di loro. Racconto il lato buono della medaglia per stavolta.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Per me scrivere è vita… mi piace osservare le cose e gli atteggiamenti delle persone dall’esterno e ho capito che il mondo non è poi una favola.

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura?C'est la vie - retro copertina

On the road di Kerouac mi ha indicato una strada e da lì mi si è aperto un mondo… poi pian piano ho iniziato a leggere un po’ di tutto. Gli outsider sono sempre stati i miei miti.

Quanto tempo dedica alla scrittura?

Il tempo che dedico alla scrittura dipende da tutta una serie di fattori, posso anche scrivere per un giorno intero se sono in vena. Quando ho altri lavori da fare ci dedico invece solo un paio d’ore… anche se in genere non seguo regole ben precise: se la vena è buona, tutto scende veloce.

Dopo questa pubblicazione, pensa di continuare a scrivere? Ci sono altri progetti di cui vorrebbe parlarci?

Non lo so… l’ultimo sogno che vorrei realizzare è di conoscere una brava ragazza che mi ami per come sono. Il resto poi si vedrà.