Il galateo dello smart working – intervista a Katia Spiezio

Il galateo dello smart working - intervista a Katia Spiezio

Katia Spiezio ha trentacinque anni e vive a Roma. È originaria di Pomigliano d’Arco, un paesino in provincia di Napoli, dove ha vissuto fino a qualche anno fa con la nonna Elena e il suo gattone Giuliano. Lavora in una compagnia assicurativa nell’ambito del controllo di gestione. Ama molto viaggiare, conoscere nuove culture e legge tantissimo ma non ha mai scritto un libro prima di questo piccolo e simpatico manuale di galateo.


Il galateo dello smart working: nel 2020 la pandemia ha rivoluzionato il modo di lavorare di moltissime persone, con la richiesta di operare in smart working e di interfacciarsi in maniera più invasiva con le nuove tecnologie, i social e i programmi per le videoconferenze. Il confine tra vita privata e lavoro è diventato più sottile, i rapporti con i colleghi sono mutati, così come il modo di approcciarsi alle attività lavorative. Questo libro nasce dall’idea di una impiegata “agile”, poco abile nel fare ginnastica, e vuole essere una breve guida di buon comportamento per il lavoratore in smart working, intende dunque accompagnare il lettore in un percorso che va dall’assunzione alla vita in azienda, fino alle dimissioni.


Il galateo dello smart working di Katia Spiezio è disponibile su Amazon e Youcanprint.


INTERVISTA A KATIA SPIEZIO


Quando e come è nata l’idea per quest’opera?

L’ironia salva sempre… dalla noia, dai grigiori della vita, dalle situazioni imbarazzanti e qualche volta anche dai virus! Durante la pandemia, per sorridere un po’ nei momenti di down, mi piaceva annotare tutti gli avvenimenti simpatici miei personali e raccontati dagli amici, relativi alle gaffes fatte da capi e colleghi durante le videochiamate. Mi divertiva tanto fare le imitazioni, ovviamente iperbolizzando e aggiungendo tanta fantasia agli avvenimenti e immaginare scenette divertenti, al limite dell’assurdo… è stato un modo per ravvivare le giornate casalinghe di lockdown.

Quali sono gli errori comportamentali principali che commettiamo quando lavoriamo in smart working rispetto a quando lavoriamo in ufficio?

Il confine sottile tra ‘’casa’’ e ‘’spazio lavoro’’, in alcuni casi, ci ha fatto sentire liberi da ogni formalità, come se durante la videochiamata non trovarsi in ufficio potesse liberare la professionalità da quel minimo di bon ton che incornicia le nostre giornate lavorative: lo sbadiglio facile a bocca aperta, bere dalla bottiglia o arrivare in ritardo alle videochiamate senza avvisare e tante altre piccole disattenzioni sono diventati la normalità. Be’, sì, più che di errori, parlerei di ‘’disattenzioni’’.

 

In che modo lo smart working ha cambiato il nostro modo di lavorare?

Lo smart working è una condizione nuova per il lavoratore moderno, seppure molte aziende, già prima, avevano osato con qualche accenno questa nuova modalità organizzativa, lo stato di necessità ci ha catapultati nell’inimmaginabile in un tempo molto breve, ed è stato evidente che, come in ogni situazione di cambiamento, ci siano state un po’ di criticità, che non sono riconducibili soltanto all’uso della tecnologia, ma anche al modo di comportarsi con il contesto aziendale.

Molto spesso si parla della maleducazione sul web, i social in particolare hanno abituato una larga parte dell’utenza a polemizzare e insultare senza temere punizioni o conseguenze legali. È come se l’utente si sentisse protetto dal proprio schermo e quindi più libero di fare emergere i propri istinti più bassi. Lo stesso accade anche nel mondo dello smart working o nota una differenza?

In genere, chi è maleducato e/o offensivo sul web, si protegge bene dalle conseguenze legali utilizzando pseudonimi o fake names; in questo caso, poco importa delle conseguenze e la persona in questione si lancia in maniera aggressiva e gratuita verso un più o meno sconosciuto interlocutore. Io credo che il sentimento di protezione non sia dato dallo schermo in sé quanto dal coraggio ricevuto dalla maschera che si indossa.

Nello smart working ti interfacci con dei colleghi che conosci, con dei superiori, pari e sottoposti che ricorderanno bene tutte le volte che hai distrattamente viaggiato con le falangette nel tuo naso o che ti sei liberato con un commento fuori luogo a microfono distrattamente acceso o, ancora, che ti sei alzato in mutande a ritirare il pacco del corriere! Per cui, a mio avviso, nei limiti della distrazione, si cerca sempre di contenersi!

A chi può essere utile il suo manuale di buone maniere?Il galateo dello smart working - intervista a Katia Spiezio 1

Il mio piccolo manuale di buone maniere non pretende assolutamente di insegnare il comportamento civile sul posto virtuale di lavoro, ma vuole rendere lo smartworker più consapevole e attento durante le interazioni virtuali. Chiunque voglia, attraverso una leggera lettura ironica, cogliere qualche consiglio per essere più gradevole ai tempi del lavoro agile, farebbe bene a comprare il mio libro o comunque a regalarlo con simpatia a quel collega che, durante il lavoro da casa, ha perso ogni velo di pudore.

 

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Per me scrivere è condivisione e raccontare è convivialità.

Quando si è accorta per la prima volta che amava la scrittura?

Da adolescente, il mio caro amico Umberto pubblicava libri, scriveva racconti molto belli, e poi ci raccontava del suo impegno, della sua dedizione. Organizzò un corso di scrittura creativa, al quale partecipai. Durante tutto il corso, probabilmente avrò scritto soltanto un paragrafo interessante, ma fu una importante occasione di crescita per me, di conoscenza e probabilmente questo libro è la pianta di un seme di quel tempo!

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Fino a qualche anno fa, leggevo tanti classici del periodo di fine ’800 inizio ’900, amo Pirandello e ne condivido il pensiero, il suo concetto di follia associato alla “salvezza” mi ha sempre entusiasmata. Nell’ultimo periodo leggo invece racconti, mi piace andare alla ricerca di autori poco conosciuti, di culture straniere, autopubblicati e poco pubblicizzati, la trovo una caccia al tesoro!

Dopo questa prima esperienza letteraria, pensa di continuare a scrivere? Ci sono altri progetti di cui vorrebbe parlarci?

Scrivere questo testo per me è stata una bellissima esperienza, ho realizzato un piccolo sogno, ho imparato tanto; nella realizzazione del libro ho conosciuto belle persone, molto pazienti e professionali che mi hanno resa più ricca. Mi piacerebbe scrivere ancora, restando sul tema della gentilezza, magari un racconto ambientato a Napoli, tra le stradine romantiche e multiculturali del centro storico.