La danza degli scorpioni – Intervista a Francesco Massimino

La danza degli scorpioni - copertina Francesco Massimino

Francesco Massimino è nato a Catania il 15 giugno del 1973. È laureato in ingegneria meccanica e lavora nel settore della costruzione di impianti tecnologici presso un’impresa catanese. È sposato e padre di una figlia dodicenne.

Dedica il poco tempo libero, al netto degli impegni di lavoro e famigliari, ad alcune passioni che lo aiutano a rendere il turbinio della vita moderna più sopportabile. In primis all’hobby della scrittura, chiaramente legato indissolubilmente a quello della lettura, e a volte prova a strimpellare qualche brano con la chitarra classica o a suonicchiare con la tastiera elettronica. Ama la musica classica, il genere new age e quel genere identificato come “musica anni 70-80”.

Al cinema preferisce di gran lunga il teatro e in generale non ama molto la televisione.

Per quanto riguarda la scrittura, ha avuto la possibilità, e la fortuna, di vedere pubblicato qualcosa in passato. Annovera, quindi, diverse pubblicazioni sia cartacee che in formato e-book.

In passato si è cimentato anche nella scrittura di alcune sceneggiature per cortometraggi, uno dei quali, grazie a un regista catanese e a un’associazione culturale, è stato prodotto e realizzato.


Trama: Thomas, un quarantenne senza scrupoli, a seguito di un incontro fortuito con Isabel ‒ che sottrae dalle grinfie di Ignazio, uno stalker ‒, ravvedendo una certa somiglianza con la moglie Marta, decide di instaurare con lei una relazione amorosa, allo scopo di coinvolgerla nel suo progetto criminoso: l’eliminazione della ricca consorte. Da tempo non la ama più, ma non può rinunciare allo stile di vita che lei gli garantisce, allora la relazione procede tra risposte di accondiscendenza e sorrisi melliflui, al solo scopo di mantenere una felicità di facciata, mentre nella realtà egli vive un’esistenza da latin lover e da manipolatore, caratteristiche che intende sfruttare con Isabel per portare a compimento il suo piano.

Un thriller mozzafiato e introspettivo, in cui la narrazione procede attraverso due punti di vista, quello di Thomas e quello di Isabel, in un ribaltamento continuo delle parti e tra colpi di scena che rivelano a poco a poco la natura dei personaggi i quali, come scorpioni che si corteggiano, si muovono in una danza pericolosa e fatale.


La danza degli scorpioni è edito da Porto Seguro editore ed è disponibile sul sito della casa editrice, su Amazon e in libreria.


 INTERVISTA A FRANCESCO MASSIMINO


Com’è nata l’idea per questo romanzo?

Probabilmente non c’è stato un momento in cui sono stato improvvisamente folgorato da un’idea “illuminante” che mi ha fatto precipitare davanti a uno schermo per scrivere di getto ciò che mi era balenato. In realtà, avevo programmato da tempo di scrivere un secondo thriller, strutturandolo in maniera completamente diversa dal precedente. Come è tristemente noto a tutti, gli eventi criminosi della nostra epoca avvengono spesso nell’ambiente domestico e all’interno dei nuclei famigliari. In tale scenario, ho deciso fin da subito di sviluppare una trama che rendesse il lettore “partecipe” della genesi del delitto, del suo risvolto psicologico, nonché delle sue bieche motivazioni. Direi, quindi, che l’idea è nata con i personaggi che avevo in mente, avendoli già costruiti da tempo nella mia fantasia.

Può spiegarci il significato del titolo del romanzo?

Il titolo “gioca” sul segno zodiacale dei protagonisti, appartenenti al profilo astrale dello scorpione. Sovrappongo, così, questa informazione a un singolare e bizzarro meccanismo di accoppiamento tra questi aracnidi, gli scorpioni, appunto, in cui il maschio usa le sue appendici sensoriali e prensili per afferrare la femmina e condurla in una “danza di corteggiamento”, che in alcune specie può condurre alla morte di uno dei due.

Tutti i suoi personaggi sembrano indossare delle maschere, da una parte troviamo Thomas, marito infedele, ma apparentemente molto legato alla moglie, dall’altra due donne diversissime, Marta, la moglie facoltosa, sicura di sé e immersa nel lavoro, e Isabel, una ragazza insicura e fragile. Quali sono le loro ambizioni reali?

A questa domanda risponderò in modo vago, per non rivelare al lettore alcune informazioni che in un romanzo giallo devono necessariamente essere svelate a poco a poco. Per quanto riguarda il protagonista maschile, posso sbilanciarmi un po’ di più, in quanto fin dalle prime pagine sono chiare le sue intenzioni. Le sue sono le ambizioni di un uomo che adora solamente il dio denaro (e tutti i benefit che ne derivano), e non possedendo la morale che può rendere l’essere umano una creatura solidale con un’idea superiore che trascenda la vita umana stessa, non ha nessun remore o scrupolo.

Marta e Isabel sono due donne dal carattere ambiguo e sfuggente. Essendo il romanzo strutturato sulle soggettive di Thomas e Isabel, che si alternano nel “raccontare” i fatti, le emozioni, i pensieri, in modo che il lettore possa entrare nella loro psiche, non mi sembra il caso di aggiungere altro.

Thomas è un donnaiolo privo di scrupoli, che sogna di ereditare la fortuna della moglie. Quali strumenti usa per convincere Isabel ad aiutarlo in questo drammatico progetto?

Fondamentalmente punta sul suo fascino, sull’esperienza e sulla convinzione di essere in grado di manipolare qualsiasi soggetto, grazie al carisma e alla personalità che si attribuisce con generosità. Forse ha commesso degli errori di valutazione?

Il romanzo presenta alcuni efferati delitti, per nulla scontati, e a indagare su di essi sarà Antonio, il commissario di polizia. Che tipo di approccio investigativo usa?

È un uomo brillante, con una solida carriera alle spalle. Non è molto avvezzo alla tecnologia, a cui preferisce metodi investigativi più tradizionali, nondimeno l’affidarsi al suo istinto di vecchio segugio.

Come descriverebbe questo personaggio?

Non l’ho strutturato in modo da essere solo un funzionario di polizia impegnato nell’indagini di fatti criminosi. Anche in questo caso ho provato (e spero di esserci riuscito) a creare un personaggio “tridimensionale”, capace, ossia, di materializzarsi davanti agli occhi del lettore. Durante la narrazione affioreranno in modo chiaro e asciutto le sue debolezze, paure e fragilità.

Si è ispirato a qualche investigatore del passato per delineare la figura di Antonio o ha provato a costruire un personaggio del tutto inedito?

Non credo. Almeno non consciamente. È chiaro che la storia del genere thriller-poliziesco, sia per quello prettamente televisivo che per quello letterario, è piena di investigatori, commissari, detective in stile americano e tante altre figure di questo tipo. Ritengo, quindi, praticamente impossibile creare un personaggio del tutto inedito. In realtà questo personaggio è già stato protagonista del mio primo romanzo, quindi in ogni caso non può essere inteso come un nuovo personaggio.

La trama del suo romanzo, come dicevamo, presenta un intreccio complesso e un continuo ribaltamento delle parti e dei ruoli. Ci spiega quale approccio usa durante la scrittura per delineare una struttura così complessa e precisa?

Le difficoltà di un romanzo di questo genere, in cui si racconta di fatti che sono un tragico aspetto della nostra società, sono sostanzialmente due: essere credibili; non cadere in contraddizione. Indipendentemente dal genere e dal contesto, ho un modus operandi ben preciso che non credo sia originale, ma che in fondo è molto semplice. Innanzitutto creo i personaggi. Inizio a immaginarli fisicamente, e poi sotto l’aspetto psichico. Per far ciò uso dei fogli Excel in cui trascrivo tutto di loro (anche informazioni che magari non userò). Mi riferisco alle fattezze fisiche, alle generalità, alla storia famigliare, al modo di vedere la vita, ecc. Questo mi serve per una rapida consultazione, e per non commettere banali errori del tipo: “aveva gli occhi castani” al secondo capitolo, per poi scrivere al dodicesimo “nel suo intenso sguardo azzurro…”. Per quanto riguarda lo sviluppo della trama ne costruisco i passi più importanti, prima di iniziare, ma molte cose mi appaiono chiare durante l’evolversi della narrazione. Ogni passo saliente creato viene trascritto in una specie di brogliaccio per andare a ripescare delle informazioni quando mi sorgono dei dubbi.

Quali sono le tematiche principali che emergono nel suo romanzo?

Le tematiche che sono trattate sono fondamentalmente tre: la violenza sulle donne, diventata sempre più insopportabile e orribile; l’odio e il rancore che nasce e cresce all’interno delle famiglie e, in ultimo, la fragilità mentale dell’essere umano e la consapevolezza che ognuno di noi non può dirsi veramente immune alla follia.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Innanzitutto è un modo per evadere dal tran tran quotidiano. Non conosco un modo più bello di questo. Durante la stesura sei l’artefice di storie e il creatore di personaggi a cui cerchi di dare un’anima e delle emozioni che in qualche modo ti rappresentano. Ecco, in molti casi, i personaggi dicono e pensano ciò che lo scrittore farebbe o direbbe se stesse vivendo in quella situazione.

In questo mondo di fantasia sei tu che decidi: quando e come fare trionfare il bene sul male; far dimorare nel cuore e nella mente dei personaggi emozioni e sentimenti di ogni tipo; far conoscere “al mondo” il tuo pensiero sulle grandi domande che ogni essere senziente si pone o si porrà nel corso della propria esistenza.

In fondo ognuno di noi, anche l’individuo più umile, ha molto da dire. Alcuni fortunati riescono a farlo attraverso l’arte.

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura?

Credo sia stata una conseguenza della passione per la letteratura (ho una personale biblioteca con circa 2500 libri). Circa 6-7 anni fa ho provato a trascrivere sul classico foglio bianco alcune idee che mi ronzavano in testa e dopo aver sondato la bontà del risultato con mia moglie e qualche amico stretto, ho deciso di alzare l’asticella e di mettermi in gioco.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Il tempo da poter dedicare alla lettura si è molto assottigliato. Prima riuscivo a leggere anche 1 o 2 libri a settimana, adesso la stessa media è diventata su base mensile. Per quanto riguarda la narrativa amo molto gli autori americani del Novecento: Hemingway, Williams, Bukowski, Salinger, Steinbeck e tanti altri. Mentre ritengo gli attuali Follet, Grisham e King delle stelle inarrivabili nel firmamento letterario.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Sì. Al momento sto scrivendo una serie di racconti di genere fantasy. Una sorta di prosecuzione di una raccolta di racconti che ho pubblicato qualche anno fa.

Ho in mente una trama per un terzo giallo, ma ancora è in fase embrionale.

E poi ho un grande sogno: scrivere un romanzo storico ambientato in Sicilia. Una lunga cavalcata a partire dagli anni Cinquanta fino agli anni Duemila. È un progetto fin troppo ambizioso per le mie attuali possibilità, perché assorbirebbe una tale quantità di energie e tempo che, vista la mia professione, non è proprio possibile.

Intanto riposa in quel famoso cassetto: i personaggi sono già stati creati, la trama intrecciata, i primi cinque capitoli hanno preso vita. Il sogno di vederlo un giorno completo e pubblicato non è ancora tramontato.