Maturo, ma non troppo – Intervista a Lorenzo Laddomada

Maturo, ma non troppo - Intervista a Lorenzo Laddomada

LORENZO LADDOMADA è nato a Torino, nel 1992. Dopo un diploma in Ragioneria ha avuto varie esperienze lavorative in diversi ambiti come cassiere, commesso e addetto vendita, ma soprattutto come impiegato. Vive a Collegno, una piccola città alle porte di Torino. Conduce una vita piuttosto normale, anzi il lavoro attuale gli consente di dare continuità e un senso a queste giornate, in un periodo in cui, a causa dell’emergenza sanitaria, la vita sociale è quasi nulla. Attualmente lavora in uno studio di consulenza fiscale e contabile. Ama il calcio, la musica italiana, il cinema in quasi ogni suo genere e ovviamente la lettura e la scrittura. Ha avuto una breve esperienza come collaboratore presso “Sprint & Sport”, una testata giornalistica che si occupa di calcio giovanile a livello regionale. Nel 2020 apre la pagina Frasifotografate su Instagram e Facebook, seguita da migliaia di follower che ogni giorno ricondividono le citazioni tratte da libri, canzoni e film.

Maturo, ma non troppo è il suo romanzo d’esordio, disponibile su Amazon in versione digitale e cartacea.


 

TRAMA: luglio 2011, Roberto, diciannovenne pieno di sogni, speranze, e dubbi sul suo futuro sta affrontando il suo esame di maturità. Non ha le idee chiare su molte cose, per ora vuole solo staccare da tutto per poi ripensarci a estate finita. Inizia qui la sua seconda maturità, decisamente più lunga e avventurosa di quella scolastica. È la maturità della vita, che non ha un inizio né una fine prestabilita. La affronterà con i suoi amici storici, una famiglia sempre presente, il desiderio di innamorarsi davvero per la prima volta, e le sue più grandi passioni: il calcio, Max Pezzali e la sua amata bici. Un percorso che finirà molti anni dopo, durante i quali accadrà veramente di tutto. Un viaggio di formazione all’interno degli anni ’10 del terzo millennio, raccontato in prima persona dal protagonista, che offre un punto di vista generazionale fresco e autentico.


INTERVISTA A LORENZO LADDOMADA

 

Come è nata l’idea di questo libro?

L’idea di questo libro è nata una sera del 2017 in cui ero molto abbattuto per una forte delusione amorosa. Credo che, per chi ama la scrittura, i momenti dove si provano emozioni forti, positive o negative che siano, aiutino a tirare fuori le migliori parole. Avevo bisogno di sfogarmi, scrissi un pensiero profondo in un blog che avevo aperto anni prima e che non avevo più aggiornato, in modo che restasse isolato e poco visibile, non volevo che arrivasse a troppe persone quello sfogo, almeno in quel momento. Non pago, però, mi venne l’idea la stessa sera di provare a scrivere un racconto. L’intuizione mi venne di getto, come l’incipit del romanzo, che è rimasta identica: “Esiste un momento in cui finiscono tutte le certezze?”.

Volevo raccontare in modo romanzato, e ovviamente con diversi fatti inventati o rivisitati, la mia vita post diploma, che tutto sommato è normale, comune a tanti ragazzi della mia generazione. Ma credo che sia più importante come si racconta qualcosa che il contenuto. Un po’ come le barzellette: sono le stesse da anni ma chi sa raccontarle bene è capace di fare ridere tutti in ogni momento e contesto.

Con questo non voglio dire che io sappia raccontare bene una storia, ci ho provato e ho dato il massimo, curando ogni dettaglio possibile. Se è raccontata bene o no lo dirà l’eventuale successo del libro e quanto passaparola saprà produrre.

Che tipo di personaggio è il suo protagonista?

È un ragazzo sognatore e romantico, crede fortemente nei sentimenti e in quello che gli dice il cuore. Pensa tanto, forse troppo, ma le decisioni più importanti le prende quasi sempre ascoltando più il cuore che il cervello. È un personaggio di quelli che sono sempre più rari ai giorni d’oggi, dove certi valori stanno via via scomparendo. Citando una delle mie serie TV preferite, How I met your mother, oserei dire che è il Ted Mosby italiano.

Come descriverebbe la generazione di Roberto?

Siamo una generazione piena zeppa di incertezze e paure. Non abbiamo sicurezze dal punto di vista sentimentale a quello lavorativo. Siamo arrivati a sognare quello che per i nostri nonni era la base dalla quale partire: un lavoro e una compagna di vita. La cosa paradossale è che abbiamo tutto a disposizione: dallo svago al tempo libero, passando per i social e migliaia di hobby che forse i nostri genitori non avevano, ma sono tutte cose futili, ragione per cui in fondo molti di noi sono piuttosto insoddisfatti. Forse questa pandemia ci ha fatto capire davvero il valore di certe cose, quando presto torneremo a riprendere in mano le nostre vite, sapremo apprezzare di più ciò che abbiamo e saremo più grati. Almeno, questa è la mia speranza. Siamo la generazione di mezzo tra coloro che sono nati prima del boom tecnologico di pc e cellulari e tra la generazione Z, che ha avuto ogni dispositivo possibile quasi sin dalla tenera età. Riuscissimo a prendere il meglio dalla vecchia e dalla nuova generazione diventeremmo un connubio perfetto. Dobbiamo farlo, perché noi siamo il futuro.Maturo, ma non troppo - quarta di copertina

Nel romanzo si parla di precariato, di instabilità, di dipendenza dai genitori, ma anche di amore, della leggerezza e della spensieratezza della gioventù, con le sue passioni, i viaggi, le sbandate, le grandi compagnie di amici. Quanto c’è di lei e di autobiografico in questa storia?

Abbastanza. Direi un buon 70%. Lascio il lettore libero di immaginare cosa può essere successo davvero e cosa no. Passo dal raccontare in modo puntiglioso un evento realmente vissuto a inventare di sana pianta intere pagine. È stato divertente scrivere questo romanzo proprio per questo: ho anche riscritto la mia storia “aggiustando” eventi che speravo andassero nel modo in cui ho descritto nel libro. La cosa bella è che leggendo e rileggendo il mio romanzo un centinaio di volte sono arrivato a pensare che siano realmente andati così anche gli eventi non autobiografici.

Come mai ha deciso di iniziare a raccontare questa storia proprio dal momento della maturità di Roberto?

Perché è il momento esatto in cui inizia una seconda maturità, quella della vita e per la quale non esistono insegnanti o docenti che te la spiegano. Nel lavoro se sbagli paghi sempre, e a carissimo prezzo. Idem con le relazioni, che piano piano, andando avanti con gli anni, si fanno sempre più serie. E soprattutto mi sono voluto concentrare su un evento che spesso molti hanno usato come finale dei loro libri o racconti, uno su tutti Notte prima degli esami: tutti quanti arrivano all’esame di maturità, ma poi? Cosa succede? In questo romanzo ho voluto parlare di quello che succede dopo.

Mentre scriveva aveva in mente un lettore ideale? Voleva rivolgersi a un particolare target?

A due target di lettori: la mia generazione, che spero si possa riconoscere nella storia, raccontando nei dettagli il quinquennio 2011 – 2016, e tutti quei ragazzi che si apprestano ad affrontare l’esame di maturità con mille dubbi sul loro imminente futuro.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

La scrittura è la mia valvola di sfogo, il mio modo di comunicare, di inventare, di creare. È tutto. È il modo col quale so esprimermi meglio.

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura?

Dai primi temi scritti in terza elementare. Ricordo alla perfezione che presi ottimo e la maestra decise di pubblicarlo sul giornalino scolastico. Inizialmente la odiai per avermi esposto a genitori e alunni di un intero istituto, ero molto timido. Col passare delle settimane la cosa mi fece sempre più piacere, grazie anche all’apprezzamento da parte degli altri e iniziai a scrivere temi o miei pensieri anche senza che venissero chiesti dall’insegnante.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Attualmente trovo il tempo di leggere solo prima di andare a dormire, una decina di pagine. Nel weekend riesco a leggere qualcosina in più, per fortuna. Adoro Guillaume Musso, Luca Bianchini, Roberto Emanuelli, Federico Moccia e Fabio Volo. Tutti scrittori di romanzi d’amore ai quali ho cercato di ispirarmi.

Ha altri libri nel cassetto o progetti in fase di stesura?

Assolutamente sì. Il finale di Maturo, ma non troppo in realtà non doveva essere la conclusione, ho dovuto forzarla perché altrimenti sarebbe venuto fuori un romanzo di almeno seicento pagine e non mi sembrava il caso di esordire con un’opera così ampia. Diciamo che il vero finale è scritto nel prosieguo, che spero di pubblicare il prossimo anno. Sono a buon punto, ho già scritto diversi capitoli, compreso quello conclusivo. Di idee in testa ne ho, ma preferisco fare un passo alla volta. Ora mi concentro nel dare tutto me stesso, perché questo libro possa arrivare a più persone possibili.