Saul Diablo – Intervista a Massimo Severi

Saul Diablo - Massimo Severi

Massimo Severi è nato a Viareggio nel 1967. Da quindici anni vive e lavora all’Isola d’Elba presso un’azienda di trasporti. Scrivere è la sua grande passione, diretta discendente da quella per la lettura, che lo accompagna da quando era un ragazzino. Curioso e avido lettore delle opere di Stephen King, che hanno accompagnato gli anni dell’adolescenza, ha pian piano ampliato il raggio degli interessi, mantenendo il focus su thriller, crime e sulla narrativa di viaggio. Il suo primo romanzo, La strada verso il tramonto, è uscito nel 2018 con StreetLib e ha proprio nel viaggio il fulcro della narrazione, mentre il suo nuovo lavoro Saul Diablo è edito dalla Delos Digital e affonda le radici nella sua primaria passione per i romanzi di ambientazione crime.


TRAMA

Saul è un ragazzo che vive in un quartiere violento di Los Angeles. Dopo una serie di eventi, che risalgono anche al passato della sua famiglia, si trova a dover fare una scelta tra la gang dei Primeros e il gruppo paramilitare che controlla il suo Barrio. Quando sua madre e la sua ragazza saranno coinvolti direttamente, Saul dovrà cambiare, rinunciare alla sua neutralità e diventare… spietato. Così i bizzarri personaggi del Barrio e i fantasmi del passato lo porteranno a diventare Saul Diablo.


Saul Diablo è un romanzo edito da Delos Digital e disponibile su Amazon.


INTERVISTA A MASSIMO SEVERI


Come è nata l’idea di questo romanzo?

Los Angeles è un luogo che mi affascina da sempre e avevo pensato di ambientarci una storia legata al mondo delle gang, ma non solo. Non a caso nel mio primo romanzo ho lasciato fuori L.A. dal lungo viaggio dei protagonisti, per poterle dedicare una storia intera. Avevo dei personaggi che mi giravano per la mente e piano piano la storia ha preso forma.

Che tipo di protagonista è Saul Diablo?

Nel calderone di strani personaggi che vivono nel romanzo, Saul sembra quello più lineare e “pulito”, ma le cose, in certi ambienti, si possono complicare molto in fretta.

La storia cala il lettore in un’ambientazione ben definita, il Barrio delle Anime a Los Angeles. Come si è documentato per ricostruire con tanta precisione i luoghi e gli aspetti culturali dei suoi personaggi?

In passato ho avuto la fortuna di effettuare vari viaggi negli States, ma alla base di tutto c’è molto lavoro di studio e ricerca su quel tipo di cultura e del modo di vivere in quelle strade. Ho creato un Barrio di fantasia ma molto legato alla realtà locale.

La guerra tra bande caratterizza molti aspetti del romanzo. Come si pone Saul rispetto a questi schieramenti?

Ho voluto rappresentare degli scontri reali ma funzionano anche come metafora di conflitto interiore. Saul prova a starne fuori, a essere un bravo ragazzo, però come spesso succede la vita si mette in mezzo e ti obbliga a fare scelte difficili.

Qual è stata la scena più difficile da scrivere in questo romanzo?

Una sicuramente è quella del passato della misteriosa Abuela, la vecchia del Barrio. È un capitolo molto duro e crudo. La più tosta non la posso rivelare perché sarebbe un grosso spoiler, comunque si trova verso la fine, diciamo alla resa dei conti tra le forze in campo, con la scelta più drastica per il giovane protagonista.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Per anni ho scritto di cose tecniche del mio precedente lavoro. Lavoravo in campo finanziario e scrivevo anche report e articoli per due noti siti di finanza. Mettevo una dose d’ironia in un campo molto arido e la cosa era apprezzata. Finita quella avventura ho iniziato a scrivere narrativa e mi ha preso davvero tanto. È come un’urgenza che sento dentro e i personaggi e le storie vengono fuori e vogliono far sentire la loro voce. Mi diverte molto e mi rilassa.

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Cerco di leggere tutti i giorni, magari anche poche pagine ma sempre. Anche se non leggo i suoi libri da anni devo per forza citare S. King, sono cresciuto con il suo mondo, da ragazzo mi faceva impazzire. Poi J. Ellroy e Don Winslow per la sapienza assoluta nel raccontare il mondo del noir e del crimine. R. Carver per lo stile diretto e asciutto, ma incisivo come pochi. La narrativa di viaggio in generale, ho avuto un periodo di fissa con R. Bradbury, e poi tantissimi altri.

Saul Diablo è un romanzo del tutto differente rispetto al suo precedente lavoro, La strada verso il tramonto. Ama cambiare genere o è alla ricerca di una strada precisa?

Nella realtà il mio mondo è quello del primo romanzo e del terzo che è in lavorazione. Con molta più ironia, con rapporti sentimentali complicati da esplorare, immersi nella vita di tutti i giorni. Ma la mia passione sfrenata per il crime mi porta anche a scrivere storie più dure, dove i sentimenti e il quotidiano sono oscurati da situazioni di violenza, ma mai fine a se stessa. I due mondi però sono accomunati dal mio modo di scrivere, con storie agili e dal ritmo serrato, dai capitoli di solito brevi che cercano di tenere l’attenzione del lettore sempre viva. Il ritmo della narrazione è di sicuro una componente basilare nella mia scrittura.

Saul Diablo è un romanzo autoconclusivo o fa parte di un progetto più ampio?

Il libro in uscita ha una sua conclusione ben definita, ma la gente del Barrio ha ancora cose da raccontare e anche Saul potrebbe non avere concluso la sua parabola. Adesso, come detto, sto lavorando al nuovo romanzo, che stavolta sarà ambientato nelle mie terre, tra Viareggio e l’Elba, ma credo che prima o poi Saul Diablo avrà un seguito.


IL BOOK TRAILER DI SAUL DIABLO