Una danza di sogni - Intervista a Massimo Severi

Una danza di sogni - Intervista a Massimo SeveriMassimo Severi è nato e cresciuto a Viareggio nel 1967. Da quindici anni vive e lavora all’Isola d’Elba. Il primo romanzo La strada verso il tramonto, pubblicato con StreetLib (2018), ha nel viaggio il fulcro della narrazione, in un mix di avventura e storia d’amore lungo le strade d’America. Ha fatto seguito il racconto noir Grand Canyon – Il sacrificio finale, mentre il terzo lavoro Saul Diablo, edito da Delos Digital, affonda le radici nella primaria passione per i romanzi di ambientazione crime. Nel 2020 il racconto breve Alienato è stato uno dei vincitori del Premio Nazionale di Letteratura Italiana Contemporanea (Laura Capone Editore).

Lo stile di scrittura è molto diretto, predilige le storie dal ritmo serrato, con capitoli in genere brevi, che cercano di tenere il lettore incollato alla pagina. L’ispirazione alla scrittura arriva da molte fonti, tra cui Stephen King per essere cresciuto con il suo mondo; Ellroy e Winslow per la sapienza assoluta nel raccontare il mondo del noir e del crimine. Carver per lo stile diretto, asciutto e incisivo come pochi.

Le influenze sui testi, oltre che dalla letteratura, pescano a fondo nelle esperienze di viaggio. Luoghi, persone e situazioni vengono filtrati, assorbiti e riversati nei personaggi bizzarri che caratterizzano i suoi lavori.


Una danza di sogni: dove conducono i sogni? Quelli densi, che ti lasciano la propria eco fissa nella testa? Solo i più coraggiosi, quelli che li seguono con tutte le forze, arrivano sul sentiero giusto; ma è un percorso pieno di insidie, che può portare alla vetta o nell’abisso. Un sentiero da percorrere bendati, seguendo cuore e istinto, con un grande problema: la destinazione sarà svelata solo all’arrivo. Dalle spiagge e il Carnevale di Viareggio, fino alla splendida Isola d’Elba; tra storie d’amore, complessi rapporti familiari e profonde amicizie. I protagonisti dovranno confrontarsi con le improvvise e inaspettate svolte che il destino li pone di fronte, trovandoli spesso impreparati. Inseguire i sogni è un tratto che accomuna ogni essere umano. L’unica vera grande chimera, perseguita per l’intero arco dell’esistenza.


Una danza di sogni è stato pubblicato da Delos digital ed è disponibile su Amazon nella versione e-book e cartacea.


INTERVISTA A MASSIMO SEVERI


Come è nata l’idea per questa raccolta di racconti?

Il libro è stato scritto interamente durante il lockdown del 2020, quando la necessità di evadere dalla pesante realtà era più viva che mai. Avevo già molte idee e qualcosa di già steso su pagina; è stata una sessione di scrittura a ritmi molto intensi e, oltre che piacevole, è risultata anche terapeutica visto il momento difficile.

Può spiegarci a cosa allude il titolo della raccolta, Una danza di sogni?

Ha una doppia valenza, visto che è una delle frasi in chiusura del racconto Marta & Bullo e al contempo rende l’idea del tema portante di tutte le storie del libro.  

Cosa tiene uniti i suoi racconti, vi è una tematica ricorrente o un argomento principale che li accomuna?

La ricerca spesso anche ossessiva che accomuna molti di noi, inseguire un sogno a ogni costo. Un percorso tortuoso che può avere come soggetto una relazione sentimentale, un progetto di lavoro ambizioso o qualsiasi cosa catturi la nostra mente fino a diventarne il fulcro.

Che tipo di personaggi si incontrano in queste storie?

Ho cercato di spaziare nelle situazioni più varie per descrivere l’avventura che scaturisce dall’intraprendere il percorso che ci porta verso il nostro sogno. Troviamo il viaggio di un regista che sta realizzando un film sulla vita di un giovane comico, che nei meandri del proprio sogno ha finito per smarrirsi. La storia d’amore di una giovane donna, ammaliata dal fascino di un moderno “guru” dell’amore, che la farà scontrare con la realtà delle cose. Il percorso di un ragazzo alle prese con il tentativo di ricucire il legame spezzato con la famiglia. L’avventura di due amici che realizzano il loro progetto di lavoro, ma si trovano ad affrontare un dilemma che mina molte loro certezze. Infine il racconto di chiusura che affronta il problema più estremo, l’improvvisa e inaspettata battaglia per poter anche solo continuare a sognare.

Lei ha una visione del sogno sempre positiva oppure pensa che talvolta possa diventare una trappola per la vita di qualcuno prefissarsi obiettivi non sempre realizzabili?

Purtroppo no, sarebbe ingenuo. Come ho imparato dalle esperienze di viaggio, capita che il percorso possa risultare più affascinante della meta d’arrivo. Ciò non ci deve impedire di provare a realizzare i nostri sogni. Nelle mie storie non sempre il sogno viene catturato, può sfuggirci dalle mani in qualsiasi momento, ma niente ci può togliere l’esperienza maturata nel percorso, la gioia, le pene, incontri e scontri di vario tipo. Quando invece il sogno si materializza, allora… alleluia!

Qual è il racconto a cui è più affezionato di questa raccolta? Può parlarcene brevemente?

Marta e Bullo, senza dubbio. Forse è la cosa migliore che abbia scritto. A differenza dei lavori precedenti, queste storie sono tutte ambientate nelle mie terre, tra Viareggio e l’Elba. C’è molto di me anche se non sono autobiografiche. La storia di Manuel, detto Bullo, con Marta, il percorso di crescita, i forti legami con gli amici, gli imprevisti che si trova ad affrontare, ne è uscita una storia che anche in fase di revisione ogni volta mi divertiva e commuoveva.

Mentre scriveva aveva un lettore di riferimento ideale in mente? A chi consiglierebbe questa sua opera?

I miei libri precedenti avevano un target di lettore definito, Una danza di sogni è scritto per tutti i sognatori. Sono cinque racconti legati da tema e luoghi, ma sono diversi tra loro anche se tutti puntano verso la speranza. Anche le storie che non finiscono bene lasciano la porta aperta al domani, provano a lasciarci qualcosa di buono comunque. Come ho detto è stato scritto in un momento difficile, che purtroppo non ci siamo ancora scrollati di dosso, e il mio intento era quello di mettere nelle mani del lettore delle storie che potessero trasmettere emozioni positive.

Cosa significa per lei scrivere, raccontare?

Scrivere è una necessità. Quando cominciano a girare tra i pensieri delle storie, dei personaggi particolari, ho la necessità di metterli nero su bianco su una pagina. Dargli vita e trovargli un posto reale oltre che nella mia testa.

Quando si è accorto per la prima volta che amava la scrittura?

Sembra un luogo comune, l’ho letto in cento interviste ma è proprio così. Si diventa scrittori dopo essere stati lettori insaziabili, non credo ci posso essere altra via. Ho iniziato a provare a scrivere storie sin da ragazzino, ma non avevo le competenze necessarie, era solo per gioco. Ho ripreso anni dopo me era frustrante, avevo un sacco di idee ma non la capacità di trasformarle in un romanzo. In seguito studiando la scrittura creativa ho capito il giusto approccio, le “regole” del gioco. Prova e riprova alla fine sono riuscito a pubblicare. 

Quanto tempo dedica alla lettura e quali sono i suoi scrittori di riferimento?

Ho sempre qualche libro tra le mani. Un tempo avevo i miei filoni, prima l’immancabile horror, poi il crime in tutte le sue ramificazioni, la narrativa di viaggio, biografie. Con il passare degli anni ho letto in pratica di tutto, anche se il crime è rimasto sempre nel cuore. Infatti adesso sto leggendo l’ultimo di Don Wislow e un libro di Kasparov sugli scacchi, altra mia grande passione.

Ha altri progetti nel cassetto?

Sto litigando con la seconda parte di Saul Diablo, ne ho scritto diversi capitoli, ma non è ancora il momento giusto, non sono pienamente soddisfatto. Più probabile che esca prima la versione estesa del racconto che è stato premiato nel 2020 al Premio Nazionale di Letteratura Italiana Contemporanea. Ne è uscita una storia interessante che spero di vedere pubblicata il prossimo anno.

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